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SERATA STRAVINSKIJ - coreografia Fredy Franzutti

"L'uccello di fuoco" Balletto del Sud. Foto Josep Guindo "L'uccello di fuoco" Balletto del Sud. Foto Josep Guindo

“L’uccello di fuoco” e “La sagra della primavera”
coreografie di Fredy Franzutti

Musiche di Igor Stravinskij
Scene di Francesco Palma dai disegni di Frank Frazetta e dalle opere di Ezechiele Leandro
Compagnia Balletto del Sud
Al Teatro Team di Bari, il 5 novembre 2021

www.Sipario.it, 9 novembre 2021

Sono celebrate riletture di due successi dei Ballets Russes di Serge Diaghilev. L’uccello di fuoco e La sagra della primavera nacquero su musiche di Igor Stravinskij e furono coreografati da Mikhail Fokine e Vaslav Nijinskij. La loro storia è ricca di annotazioni e contraddizioni, il percorso storico estremamente articolato. Quei balletti hanno sedotto tantissimi artisti – l’elenco sarebbe lunghissimo -, non ultimo, tra questi, il coreografo Fredy Franzutti che, per il Balletto del Sud, ne ha fatto, di entrambi, una sua personale rilettura in Serata Stravinskij. Creato con i due celebri titoli - il primo nel 2007 e il secondo nel 2013 -, lo spettacolo continua a essere rappresentato con successo (di recente a Barcellona, Teatro Terrassa, e al Teatro Team di Bari) e può ascriversi come una delle creazioni di maggior successo della compagnia pugliese da ventisei anni in attività.
L’uccello di fuoco doveva essere un manifesto dell’arte russa che Diaghilev voleva esportare in Occidente: ed ecco così una favola carica di magia esotica, concepita però secondo le regole del balletto classico. Un principe, una principessa, un mago cattivo, fanciulle prigioniere, simboli di caccia. Stravinskij, cui fu affidato l’incarico di comporre la musica, proseguì nella via del colorismo ritmico appreso dal maestro Rimski-Korsakov, ma con una sgargiante partitura dal nuovo spirito melodico, più forti contrasti, più violente espressioni timbriche. La vicenda è quella del principe Ivan che, penetrato nel giardino proibito del mago Katscheij, libera la bella principessa prigioniera: c’è il contrasto fra un mondo eroico e uno dei mostri, ci sono incantesimi e amuleti. Gran racconto fantastico, dunque, legato a doppio filo con il gusto dei primi anni del Novecento. La versione di Franzutti mantiene il clima della vecchia fiaba, ma attinge all’universo dell’heroic fantasy dello scrittore Robert Howard di cui si ricorda il personaggio di “Conan, il barbaro”. L’impavido guerriero ha le fattezze, nello spettacolo, del danzatore argentino Matias Iaconianni con tunichina ed elmo dalle sporgenze a forma di corna, mentre Nuria Salado Fustè brilla nel bellissimo costume rosso dell’Uccello fantastico. Il resto dei costumi di tutti i personaggi e le preziose scenografie dipinte a mano – un elemento di pregio nelle ricostruzioni del repertorio classico di tutte le produzioni di Franzutti -, attingono ai riferimenti grafici e fumettistici di Frank Frazetta, il noto illustratore statunitense specializzato nell'arte fantasy e fantascientifica. In questo trionfo di manufatti, è da evidenziare il trucco horror del mago Katscheij e il lungo costume nero da dragone cinese: un omaggio al grande mimo inglese Lindsay Kemp che interpretò dalla prima edizione del 2007 quel ruolo creatogli appositamente da Franzutti.
Scelti dal coreografo quale elemento scenografico della Sagra della primavera sono i dipinti del visionario Ezechiele Leandro (1905-1981), artista outsider salentino. I suoi disegni, inconsapevolmente tra art brut e primitivismo, scorrono proiettati in dissolvenza mentre la scena accoglie quella massa turbinante di uomini e donne – diciassette ballerini in scena – dai costumi popolari di un meridione riconoscibile. E al Salento, sua terra, si è ispirato Franzutti, immettendo nella drammaturgia quel fenomeno del tarantismo che fa sì che la donna punta dalla tarantola si scateni in una danza convulsiva fino allo sfinimento per esorcizzare il male del veleno. Idea arguta che ben si addice al rito pagano del soggetto del balletto, quell’esplosione della primavera russa dopo il letargo che, nell’originale del 1913, Nijinskij placava con un sacrificio umano. Insomma, festa della primavera e rito doloroso e sofferto che celebra una comunità invasata, con l’Eletta, qui interpretata dall’intensa Alice Leoncini con sottoveste bianca, che nel suo travaglio dell’atto finale che si compie, riprende alcuni gesti della coreografia di Nijinskij. C’è, nelle sequenze del rito, una veggente nerovestita – interpretata da Nuria Salado Fustè – che guida il gruppo, e un fanciullo – l’atletico Ovidiu Chitanu -. Il ritmo è incalzante, tra turbinii, giri a cerchi contrapposti o all’unisono, diagonali, gruppi e assembramenti maschili e femminili. Tutto è danzato nello spirito della sempre modernissima partitura stravinskiana, impressionante per timbri e colori (tali da provocare nel 1913 uno dei più grandi scandali musicali), e con una logica chiara del disegno coreografico, restituito pienamente dai bravi danzatori del Balletto del Sud che hanno energia, tecnica, e impatto sul pubblico.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Venerdì, 12 Novembre 2021 09:16

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