martedì, 11 maggio, 2021
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DIDO AND AENEAS – regia Stefano Monti (IN STREAMING)

"Dido and Aeneas", regia Stefano Monti. Foto ENNEVI "Dido and Aeneas", regia Stefano Monti. Foto ENNEVI

Didone Abbandonata
Cantata per soprano, archi e continuo
Musica di Niccolò Jommelli
Trascrizione da manoscritto a cura di Nicolò Ferrari
Direttore Giulio Prandi
Soprano Maria Grazia Schiavo

Dido and Æneas
Musica di Henry Purcell
Revisione a cura di Clifford Bartlett
Direttore Giulio Prandi
Regia, scene e costumi Stefano Monti
Luci Paolo Mazzon
PERSONAGGI E INTERPRETI
Dido Josè Maria Lo Monaco
Æneas Renato Dolcini
Belinda Maria Grazia Schiavo
Second Woman Eleonora Bellocci
Sorceress Lucia Cirillo
First Witch / Spirit Federico Fiorio
Second Witch Marta Redaelli
Sailor Raffaele Giordani
Jack Tony Contartese
Allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Modena
ORCHESTRA, CORO E TECNICI DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA
Verona, Teatro Filarmonico
28 marzo 2021 ore 15.00 webTV | Youtube
3 aprile ore 15.00 Facebook
9,10 aprile ore 15.00 Telenuovo

www.Sipario.it, 15 aprile 2021

Capita spesso di aver occasione di rivedere lo stesso allestimento di un'opera in cooproduzione, in altro teatro, diverso il cast, con scena e idea registica e musicale che rimangono inalterati, concentrandosi sulle differenze di resa vocale. Quello che è capitato con la visione della Dido and Aeneas di Henry Purcell al Filarmonico di Verona nell'allestimento del Teatro Comunale Pavarotti Modena curato dal medesimo regista Stefano Monti, è stata la sensazione di aver percepito un altro spettacolo. Per chi aveva preso visione della produzione prodotta lo scorso novembre a Modena, visibile sul canale youtube Operastreaming, si è avvertita la netta sensazione di aver assistito ad un risultato che ha procurato una diversa percezione visiva e di ascolto. Ha certamente giovato alla miglior riuscita una diversa organizzazione dello spazio scenico platea che, al Filarmonico coinvolgeva tutta la platea e parte dei palchi con una platea allestita a blocchi di tela bianca che creano un percorso di fughe, con modellini di velieri, che si sarebbero poi trasformati nel mare del secondo terzo sul quale riprenderanno il via le navi di Enea con i suoi compagni di peregrinazione. I costumi ideati dallo stesso Monti immutati per la corte di Didone, quelli dei marinai risultano ricollocati in una dimensione temporale moderna ma astratta, con Enea che mostra la sua essenza mitologia. Il salto di qualità in questa rappresentazione è la gestione del coro: ciascun componente trova spazio nei due ordini di palchi del teatro facendoli emergono dallo conchiuso della piccola balaustra dotandoli di candide gorgiere, elemento della moda delle dell'Inghilterra elisabettiana, effetto di risalto e contrasto. Come l'apparizione dello Spirito dal palco centrale e la partenza dei marinai tra giochi di vele e di lanterne al richiamo di Jack la lanterna, il fuoco fatuo che compariva nelle notti di tempesta in cima ali alberi dei vascelli. Eccogli elementi che hanno trasformato completamente questa realizzazione, sontuosa nella semplicità degli elementi introdotti. La fondazione Arena di Verona prosegue risoluta nelle sue programmazioni artistiche 2021 tra titoli consolidati e recuperi di repertori desueti data la necessita di osservare le norme sanitare sul distanziamento in organico orchestrale ridotto, e personale in palcoscenico. Questo appuntamento del 28 marzo ci presenta una doppietta monografica con protagonista la Didone virgiliana dal IV canti dell 'Eneide, formata dalla cantata di Niccolò Jommelli (1714-1774) Didone Abbandonata, “Giusti Numi che il ciel reggete” per soprano, archi e continuo e Dido and Æneas, opera in tre atti, di Henry Purcell (1659- 1695). Quarta opera seria di Niccolò Jommelli (Aversa 1714 - Napoli 1774) composta per i teatri romani, Didone abbandonata, su testo del Metastasio, andò in scena al Teatro Argentina il 28 gennaio 1747, che insieme ad altre sei opere dello stesso Jommelli andate in scena al «nobile teatro di Torre Argentina» furono considerate tra i maggiori successi del compositore napoletano nell'ambito delle opere per il teatro, diventando esponente di punta di una nuova generazione di compositori partenopei innovatori dello stile strumentale e vocale del genere dell'opera. Brano eseguita a sipario parzialmente aperto come una sorta di preludio a quello che sarebbe stato il quadro successivo. Maria Grazia Schiavo, interprete essenzialmente indirizzata al canto barocco, con qualche con incursione nei ruoli di agilità del teatro romantico, dotata di ampia escursione vocale, ha reso, con misura ed equilibrio le annotazioni della Cantata tra la malinconia dell'andante iniziale, Giusti numi, e le agilità insite nell'Allegro assai di Accendi o Ré superbo. L'accompagnamento di Giorgio Prandi affidato agli archi, con il supporto del basso continuo affidato al liuto, violoncello e clavicembalo, ha lasciato spazio alla voce senza forzare la misura ritmica della composizione in una resa di ricostruzione delle sonorità antiche senza eccessi o forzature ritmiche. Tutt’altro quadro emerge invece dall'opera di Purcell, scritta verso il 1689 che anticipa cronologicamente la precedente composizione. Dido and Æneas di Purcell fu scritta forse per un convitto femminile. A eccezione del ruolo di Enea, la parti solistiche furono quindi presumibilmente scritte per soprano, e interpretate dalle ragazze e i ruoli ad esclusione dei due protagonisti (Didone ed Enea) non sono vocalmente codificati. Riassume in tre atti in poco più di un’ora di musica, i fatti del IV libro dell’Eneide. Si allontana bruscamente dal modello letterario nel secondo atto, quando s’inventa l’irruzione di streghe che evocano un finto Mercurio da far apparire a Enea per allontanarlo da Didone e distruggerne la felicità. Sono un’eredità del masque, il genere teatrale misto di canto, danza e recitazione che aveva dominato in Inghilterra fra Cinque e Seicento, tanto più che la parte della Maga potrebbe essere stata pensata per voce di basso, unica maschile dell’opera insieme a quella di Enea, qui in versione amletica, che tentenna fra il cedere e il restare tra cambi d’umore, sicché è gioco facile per Didone assurgere a gran protagonista dell’opera. E' lei l’unico vero personaggio tragico che percepisce il dramma che le si stringe addosso. Purcell, nel comporre quest'opera, restituisce la vita interiore dei suoi personaggi: la parte più viva non sono le danze, ma le pagine che esprimono i sentimenti e la passione, lo sdegno o il sacrificio di Didone (dove il musicista trova accenti indimenticabili nel Lamento conclusivo), la ferocia delle streghe, quelle che tratteggiano il carattere di Belinda e dei marinai, ed i recitativi di Enea e dello Spirito. Struttura dove tutto concorre esclusivamente alla espressione drammatica senza concessioni e virtuosismi: e il dramma si sviluppa con una logica, una coerenza e una unità tutte moderne che tiene a mente i modelli di Monteverdi e dell'operistica veneziana, ma senza perdere di vista le armonie delle Songs inglesi come la struttura del contrappunto negli inserti corali. La gestione musicale riflette e amplifica questa rilettura con la direzione di Prandi che si fa eterea recuperando il senso di mistero che domina l'annotazione di Purcell facendo emergere la ricercatezza stilistica delle linee vocali, la plasticità del fraseggio, un discorso armonico essenzialmente lirico. Degno di attenzione il cast, che ha il suo fulcro nella Didone del mezzosoprano Josè Maria Lo Monaco, capace di transitare anche nel repertorio barocco, dando voce alle note più liriche e melanconiche nel ruolo della protagonista e nel merito del famoso lamento di addio (“When I am laid in earth”), L'affiancano il soprano Maria Grazia Schiavo che, dalla cantata di Jommelli passa al ruolo, già praticato, di Belinda, sorella e confidente, sponda vocale tra la liricità nella ricerca d'amore e punto di snodo tra il gioco delle parti tra riprese e annunci di numeri musicali. Ben strutturata la voce del baritono Renato Dolcini, consolidato nel repertorio barocco con collaborazioni con Giulio Prandi che ha disegnato un Enea, eroe equivoco e incerto, preciso nel fraseggio come nel canto. Qualità vocali e interpretative per le parti di contorno, Second Woman di Eleonora Bellocci soprano, Sorceress con Lucia Cirillo, First Witch / Spirit di Federico Fiorio sopranista, Second Witch Marta Redaelli soprano. Magistrali gli inserti del coro dell'arena diretto da Vito Lombardi. Lo streaming farà vedere il momento conclusivo che ai pochi presenti (stampa ad inviti) era precluso perché ripreso nel lapidario romano nel Museo Maffeiano, spazio integrante dell'antico Teatro filarmonico. In questo modo Didone ritorna nel mito, ma mancheranno gli applausi che alla fine della rappresentazione, dopo i silenziosi commiati di rito, sono scaturito come gesto liberatorio e segno di ringraziamento per quanto gli artisti hanno saputa offrire della loro arte.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Martedì, 20 Aprile 2021 12:23

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