domenica, 05 febbraio, 2023
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LA FAVORITE - regia Valentina Carrasco

"La Favorite", regia Valentina Carrasco. Foto Gianfranco Rota "La Favorite", regia Valentina Carrasco. Foto Gianfranco Rota

Opéra en quatre actes di Alphonse Royer e Gustave Vaëz
Musica di Gaetano Donizetti
Prima esecuzione: Parigi, Théâtre de l’Académie Royale de Musique, 2 dicembre 1840
Edizione critica a cura di Rebecca Harris-Warrick
© Casa Ricordi, Milano con la collaborazione e il contributo del Comune di Bergamo e della Fondazione Teatro Donizetti
Direttore Riccardo Frizza
Regia Valentina Carrasco
Scene Carles Berga e Peter van Praet
Costumi Silvia Aymonino
Coreografia Massimiliano Volpini
Lighting design Peter van Praet

Léonor de Guzman Annalisa Stroppa
Fernand Javier Camarena
Alphonse XI Florian Sempey
Balthazar Evgeny Stavinsky
Don Gaspar Edoardo Milletti
Inès Caterina Di Tonno
Un signeur Alessandro Barbaglia
Orchestra Donizetti Opera
Coro Donizetti Opera e Coro dell’Accademia Teatro alla Scala
Maestro del Coro Salvo Sgrò
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Donizetti in coproduzione con l’Opéra National de Bordeaux.
Bergamo, Teatro Donizetti, 18 novembre 2022

www.Sipario.it, 22 novembre 2022

Il Donizetti Opera 2022 di Bergamo si è affidato come titolo inaugurale a Le Favorite di Gaetano Donizetti proposta in edizione critica, con la direzione di Riccardo Frizza che del festival è direttore musicale. Un inizio che è stato accolto con entusiasmo dal pubblico, anche internazionale per tante presenze d'oltralpe, che ha esaurito il Teatro Donizetti. Per quanto la si conosca nella versione italiana come La Favorita, che presenta tagli e modifiche alla struttura drammaturgica del libretto, la versione originale composta da Donizetti nel 1840 per l'Opèra di Parigi, confermò l'estrema duttilità del compositore bergamasco nell'adattarsi alle esigenze teatrali e musicali delle più varie committenze. Nelle due versioni, fu una delle poche opere che non scomparve del tutto dal repertorio donizettiano mantenendo nel corso degli anni una certa regolarità di rappresentazioni. Lo deve anche alla struttura musicale fatta di arie ben strutturate a romanze (vale per tutte Oh mon Fernand di Leonore; Ange si pur/ Spirto gentil, in italiano di Fernand) la musicalità e la cantabilità fluida e continua presente nella struttura dell'opera. Tra autoprestiti, smontaggio e rimontaggio di opere commissionate ma impossibilitate ad andare in scena, La Favorite, allestita per l'Opéra di Parigi e andata in scena nel dicembre del 1840, deve vita alla cannibalizzazione di due progetti abbandonati da Donizetti in fase avanzata di realizzazione ma mai arrivate a completamento. L'ange de Nisida del 1839 era stata progettata per il Theatre de la Renaissance a Parigi, morta per il fallimento della gestione di quel teatro, che a sua volta conteneva parti di un progetto ancora precedente, Adelaide, del 1834, mai arrivata ad una sua completezza definitiva. Come ben documentato dal programma di sala, per La Favorite si tratta di un progetto stratificato ma che sancì la capacità di Donizetti di rispettare le convenienze dell'opera parigina che richiedeva spettacolarità e balletto, arie ben definite, condizioni essenziali per ottenere il gradimento del pubblico. Donizetti scelse di aderire pienamente allo stile d'oltralpe senza alcuna concessione all'opera in stile italiano. Del resto il compositore bergamasco conosceva assai bene il pubblico parigino: nei mesi precedenti al debutto de La Favorite, il Roberto Devereux e l’Elisir d’amore erano rappresentati al Théâtre Italien, la nuova versione di Lucia di Lammermoor (in francese) al Théâtre de la Renaissance, La Fille du régiment all’Opéra-Comique e per l'Opéra, Les Martyrs e, in cantiere per la stagione autunnale 1840, il Duc d’Albe, poi sospeso, ma prontamente sostituito da un nuovo lavoro che nacque dalla trasformazione della partitura dell’Ange in quella della Favorite. Donizetti era aspettato al varco se e come fosse stato capace di scrivere un Grand Opéra. Operazione che, nonostante i commenti ostili di Hector Belioz, contrario all'eccesso di esposizione del compositore italiano nei teatri parigini, poteva dirsi pienamente riuscita conquistando un posto di rilievo nel repertorio dell'Opéra parigina. Un titolo atteso anche a Bergamo anche come a completamento di un percorso musicale iniziato nel 2019 con la messa in scena dell'Ange de Nisida, da cui deriva qran parte La Favorite anche per l'annunciata regia della spagnola Valentina Carrasco reduce dalle contestazioni parmensi per il suo Simon Boccanegra. Molto prudente, invece, è stato l'approccio della regista all'opera di Donizetti, cercando una logica intrinseca al libretto, tra afflato religioso, seduzione, amori inespressi, ruoli femminili adombrati, inganni politici, tra obbedienza ecclesiastica e realismo politico, in una Spagna medievale tutta rivolta alla Reconquista contro gli Arabi ma che fa solo da sfondo geografico. Un assaggio di quello poteva essere l'idea registica è stato il preludio fuori al teatro, in attesa dell'apertura, con una piccola processione corredata dal catafalco con effige di una Madonna con il seguito di prefiche oranti e di banda delle tipiche cornamuse bergamasche(begat). Poteva essere alquanto depistante rispetto a quello che invece si è visto in teatro. Coadiuvata per le scene da Carles Berga e Peter van Praet, curatore anche delle luci, si affida ad una forte connotazione simbolica religiosa affidata all'iconografia della Madonna che incombe nella sequenza del II e IV atto che costituiscono l'immagine portante della idea registica, con le grate sceniche che si aprono e chiudono, simbolo un mondo di fuori e un mondo di dentro che non comunicano e rimangono separati. Diamo il merito di una essenzialità di una lettura che recupera anche un percorso di storia devozionale dei territori della Bergamasca fatta di processioni devozionali. Attenzione al territorio come quello affidare le danze del II atto a donne non professioniste avanti con l'età, reclutate tra i centri anziani e centri sociali over 65, che hanno risposto alla chiamata di esser parte di questa avventura teatrale. Una balletto affidate a teste grigie che rappresentano l'harem, donne in perenne attesa di una scelta che non ci sarà più, non più Favorite, ma segregate. Un mondo disvelato da un velo che copre i loro letti a castello, piccoli mondi che condividono in questa perenna attesa carica di ricordi in piccoli oggetti, pettini e ventagli una gonna da festa. Una regia che si è fatta da parte mantenendosi su una linea di sobrietà e di leggibilità della struttura drammaturgia. Simbologia rivelata anche dall'apporto musicale condotto da Riccardo Frizza a capo dell'orchestra del festival che ha reso con energia e vigore la struttura musicale dell'opera tra arie ben delimitate, duetti e parti corali in un continuo unico, di momenti musicali di vari stili. E' stato capace di delineare le molteplici personalità oltre che vocali anche intrinseche dei personaggi facendo emergere sensualità rassegnata della protagonista, orgoglio ferito di Fernand, ambiguità di Don Alfonso, Re, e la ruvidità d'animo del monaco eremita Balthazar. Un successo reso possibile da un cast di qualità, omogeneo per resta con la protagonista Leonora affidata al mezzosoprano Annalisa Stroppa, capace di estendersi in acuto dimostrando un'ampia estensione e nel contempo capace di far emergere quelle tonalità oscure tipiche del mezzosoprano, dominando la scena e prestando attenzione ai momenti in cui domina la tonalità mezzosopranile che richiedere agilità. Javier Camarena ha confermato le sue doti di belcantista, capace di esprimersi in un repertorio di slancio come di svettare nei momenti del canto più acuto e in quelli più attesi (Ange si pur) che ha superato con prontezza in ruolo che richiede anche una sorta di entusiasmo giovanile assieme nobiltà di sentimenti. Accanto, il baritono Florian Sempey si è dimostrato un ruvido don Alphonse, connotato da una regia con ambigua sfrontatezza, mentre ben delineato nel personaggio dell'eremita imperioso Balthazar, il basso Evgeny Stavinsky. Ben riuscita la Ines di Caterina Di Tonno, che ha ben figurato nella sua scena dell'atto I. Funzionali Don Gaspar Edoardo Milletti e Un signeur Alessandro Barbaglia. Gestione ottimale della parte corale diretta da Salvo Sgrò formata dall’unione del coro della Donizetti Opera con quello dell’Accademia Teatro alla. Da non dimenticare le coreografie di Massimiliano assieme alle 27 non più giovanissime danzatrici. Successo pieno e convinto rivolto a tutti gli artefici della produzione, come la voglia da parte della città di essere parte del progetto Donizetti Opera.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Lunedì, 28 Novembre 2022 20:06

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