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LUCREZIA BORGIA - regia Andrea Bernard

"Lucrezia Borgia", regia Andrea Bernard "Lucrezia Borgia", regia Andrea Bernard

Melodramma in un prologo e due atti dal libretto di Felice Romani
Musica di Gaetano Donizetti
Lucrezia Borgia Carmela Remigio
Don Alfonso Dongho Kim
Gennaro Stefan Pop
Maffio Orsini Cecilia Molinari
Jeppo Liverotto Motoharu Takei
Don Apostolo Gazella Rustem Eminov
Ascanio Petrucci Dario Giorgelè
Oloferno Vitellozzo Dax Velenich
Gubetta Giuliano Pelizon
Rustighello Andrea Schifaudo
Astolfo/Una voce da dentro Giovanni Palumbo
Un coppiere/Un usciere Roberto Miani
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Direttore Roberto Gianola
Maestro del coro Francesca Tosi
Regia Andrea Bernard
Scene Alberto Beltrame
Costumi Elena Beccaro
Coreografie e movimenti scenici Marta Negrini
Luci Marco Alba
Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, in coproduzione con la Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza e la Fondazione Ravenna Manifestazioni
Trieste, Teatro Verdi 17 gennaio 2020

www.Sipario.it, 19 gennaio 2020

Dopo 150 anni, dall'ultima rappresentazione nel 1871, ricompare la Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti sul palcoscenico del Teatro Verdi di Trieste, nell'allestimento di Andrea Bernard creato per il festival Donizetti per la passata edizione 2019, in coproduzione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatri di Piacenza, la Fondazione Ravenna Manifestazioni. Enrichetta Meric-Laland, Eugenia Tadolini, Erminia Frezzolini, Marianna Barbieri Nini (3 riprese nel 1846, 1848, 1853), Maria Palmieri, per concludere con la viennese Gabriella Krauss furono le artiste che impersonarono Lucrezia Borgia al teatro triestino dal 1838 fino al 1871, vocalità sopranili ma di stile e colorature differenti. Ci si sarebbe aspettato più partecipazione da parte del pubblico, in teatro non completamente esaurito specie nelle zone alte e con scarse presenze under 35 che in altre produzioni avevano caratterizzato proprio il pubblico triestino. Una agitazione sindacale ha fatto posticipare di una mezz'ora l'alzata del sipario, ma senza creare più di tanto disagio tra i presenti. Eppure pubblico soddisfatto, testimoniato dagli applausi finali tributati a questa Lucrezia Borgia diretta da Roberto Gianola con la regia di Andrea Bernard, buato alla sua comparsa in proscenio per il tributo conclusivo. Può essere certamente interessante la sua interpretazione di una Lucrezia Borgia, madre privata della maternità. Occorre prendere atto comunque di una buona intuizione di fondo nel liberare il personaggio anche da certi stereotipi di maniera, lei donna da sacrificare per la politica con 13 gestazione tra aborti e morti premature con soli 3 figli sopravvissuti degli 8 portati a termine, sposa a 13 anni morta di parto a 35 anni. Ha riordinato alcune situazioni rendendole più fluide, ma le perplessità rimangano, dopo presa visione a Bergamo, per un eccesso di movimento poco organizzato delle parti del coro, di alcuni elementi di disturbo, quali la presenza del fantasma della morte, qui limitato ad un intervento su Maffio, all'esasperare la pallina da golf in mano a Rustighello. Il gioco degli artisti ha ridefinito il rapporto tra Gennaro e Maffio impostato, in questa ripresa, in una relazione di sodale amicizia e null'altro. Attenta è stata l'esecuzione musicale, con Roberto Gianola che ha lavorato sulla concertazione delle parti in palcoscenico e condotto un buon lavoro in buca dando un giusto equilibrio tra orchestra e voci. Non si evidenziano grandi slanci interpretativi in considerazione anche che partitura donizettiana non prevede momenti di grande emotività e concertazione, ma tendente piuttosto ad una resa drammatica del testo del libretto che Felice Romani (1833) dedusse dal cupo dramma di Victor Hugo di poco anteriore. Si conferma Carmela Remigio protagonista assoluta di questa produzione, che fa propria una linea interpretativa drammatica, più che belcantista, anzi accentuandola rispetto all'esecuzione di Bergamo, andando a cercare nella sua voce annotazioni scure e profonde anche nel momento lirico della sua aria Com'è bello del prologo e nella gestione del duetto con Gennaro del II atto. Certo il finale è tronco per chi forse si è abituato ad altri ascolti di questa opera che rimane iscritta nei ruoli di belcanto. E sul carattere cupo e oscuro che domina tutta l'azione (scene essenziali di Alberto Beltrame e costumi di Elena Beccaro) si allinea l'interpretazione del basso Dongho Kim come Alfonso d'Este, voce interessante dotato di un buon fraseggio; con dizione chiara riesce a dare nobiltà e sicurezza ad un ruolo carico di violenza fisica e psicologica nei confronti di Lucrezia. Pertinente è stata la prestazione di Stefan Pop, Gennaro d'impeto, reso con baldanza, dando spazio alla sua esuberanza vocale nei momenti in cui riesce a dar fiato negli acuti, più attento nei momenti in cui deve dar prova di fraseggio e di canto legato. Debuttante nel ruolo di Maffio il mezzosoprano Cecilia Molinari a suo agio nella parte sia dal punto di vista vocale che attoriale, con la giusta spavalderia nel ruolo entravestì E' stata capace di bei suoni contraltili emessi con estrema facilità, chiarezza nel fraseggio anche se ha corso il rischio di rimanere coperta dall'orchestra, nei momenti di assieme, ma dando prova di piena sicurezza e consapevolezza dei propri mezzi nella gestione vocale scena del Brindisi. Da segnalare tutta la parte dei comprimari Jeppo Liverotto (Motoharu Takei), Don Apostolo Gazella (Rustem Eminov) Ascanio Petrucci (Dario Giorgelè), Oloferno Vitellozzo (Dax Velenich), pienamente in ruolo vocale e scenico. Degni di nota il Gubetta di (Giuliano Pelizon), menzione speciale il Rustighello di Andrea Schifaudo figura di collegamento tra i vari principali attori del dramma. Successo per questa rappresentazione, nonostante qualche dubbio per una regia giudicata con sospetto, ed eccessiva per il suo carico di simboli. Sarà interessante l’ascolto del cast alternativo che raccoglie artisti della messinscena di Reggio Emilia e di voci protagoniste, apprezzate al recente festival bergamasco.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Domenica, 26 Gennaio 2020 10:54

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