mercoledì, 17 aprile, 2024
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RIGOLETTO - regia John Turturro

Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto) Ivan Ayon Rivas (Duca di Mantova) in "Rigoletto", regia  Foto Rosellina Garbo, Teatro Massimo Palermo Amartuvshin Enkhbat (Rigoletto) Ivan Ayon Rivas (Duca di Mantova) in "Rigoletto", regia Foto Rosellina Garbo, Teatro Massimo Palermo

Melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave
Direttore Daniel Oren
Regia John Turturro
ripresa da Cecilia Ligorio
Scene Francesco Frigeri
Costumi Marco Piemontese
Luci Alessandro Carletti
Riprese da Ludovico Gobbi
Coreografia Giuseppe Bonanno
Coro, Corpo di ballo e Orchestra del Teatro Massimo di Palermo
Maestro del Coro Salvatore Punturo
Direttore del Corpo di ballo Jean-Sébastien Colau
Allestimento del Teatro Massimo di Palermo in coproduzione con Teatro Regio di Torino, Shaanxi Opera House e Opéra Royal de Wallonie-Liège
Personaggi e interpreti
Rigoletto Amartuvshin Enkhbat (20, 24, 26, 28) / Daniel Luis de Vicente (21, 23, 25, 27)
Duca di Mantova Ivan Ayón Rivas (20, 24, 26, 28) / Ioan Hotea (21, 23, 25, 27)
Gilda Giuliana Gianfaldoni (20, 24, 26, 28) / Federica Guida (21, 23, 25, 27)
Giovanna Agostina Smimmero
Sparafucile Alexei Kulagin
Maddalena Valeria Girardello
Borsa Rosolino Claudio Cardile
Marullo Alessio Verna
Ceprano Italo Proferisce
Monterone Nicolò Ceriani
Contessa di Ceprano/Paggio Emanuela Sgarlata
Usciere di corte Enrico Cossutta (20, 24, 26, 28) / Federico Cucinotta (21, 23, 25, 27)
Sala Grande, Teatro Massimo, Palermo dal 20 al 28 gennaio 2024

www.Sipario.it, 14 febbraio 2024

Al Teatro Massimo di Palermo è andato in scena Rigoletto di Giuseppe Verdi ed è la ripresa di una produzione del 2018 diretto da Daniel Oren e per la regia di John Turturro  qui riallestita da Cecilia Ligorio, una giovane affermata regista italiana. 
Il cast, che è in buona parte quello dell’edizione originale del 2018, conta su una star come il baritono Amartuvshin Enkhbat, nato in Mongolia e apprezzato anche per l’impeccabile pronuncia italiana; già indimenticabile interprete del buffone di Mantova nel 2018, Enkhbat torna a Palermo dove è stato anche un acclamato Tonio in Pagliacci, e si alterna nelle repliche con Marco Caria. Il Duca di Mantova è interpretato dal tenore peruviano Ivan Ayon Rivas, vincitore del Premio Abbiati 2022, che già giovanissimo aveva fatto parte del cast palermitano e in alternanza da IoanHotea, recentemente apprezzato nel ruolo di Tebaldo nell’opera che ha inaugurato la stagione: I Capuleti e i Montecchi. Gilda è Giuliana Gianfaldoni  che torna a Palermo dopo il successo di Don Pasquale e nelle repliche sarà Caterina Sala.  
Non avevo visto l'allestimento di allora e quindi tutto è nuovo per me. La coppia dei cantanti interpreti è di certo il punto forte dell'operazione, ho apprezzato davvero molto i due interpreti, voci strepitose nel timbro e nell'espressione dei colori dei personaggi e anche nella capacità attoriale, sciolti nei movimenti dei corpi e  molto espressivi ma con  grande naturalezza, dentro i bei costumi  firmati da Marco Piemontese  che li arricchisce di segni evocativi come il plissé rosso al centro dell’abito candido di Gilda dopo lo sfregio o quello fiorito di macchie di sangue che sembrano fiori violati  nel momento in cui Rigoletto scopre il cadavere della povera figlia uccisa per sbaglio da Sparafucile.
Memorabili i loro duetti da pelle d'oca e concedono anche un generoso bis che li fa abbracciare dal pubblico caloroso. La voce di  giuliana Gianfaldoni, interprete della prima è un  soprano che tocca vette sonore con la leggerezza di un volo e fa emozionare, lui nonostante le origini mongole sfodera una dizione perfetta della lingua italiana, un timbro caldo e vibrante espressività e non ultima una simpatia che vien fuori senza spingerla, un cantante che comunica col pubblico e sorride con pienezza.
Le parti corali della musica di Verdi sempre mi rapiscono e il coro ha lavorato molto bene vocalmente sebbene mi sembra che avrebbe potuto avere movimenti più fluidi. 
In alcune interviste il regista John Turturro dichiarava di non  aver voluto stravolgere la storia con forzate attualizzazioni e ciò mi pare apprezzabile tuttavia  nonostante abbia goduto appieno l’opera ho percepito una mancanza di invenzione, di visione o meglio  si sono percepiti forse due stili diversi, uno più moderno e stilizzato  come nel sapiente uso essenziale del colore nero per evocare il male che invade gli eventi nel  primo atto e nel terzo quando Rigoletto devastato dal dolore per il sopruso alla figlia  è bloccato da un sipario  total  black a dare il segno della totale impossibilità di intervenire sugli eventi. Anche l’ultima scena è giocata in apprezzabile e moderna sobrietà di linee e mi rimasta impressa la rievocazione delle linee e nebbie della pianura padana.
Meno vicina a questo stile e gusto  invece la scenografia con cui  il medesimo Francesco Frigeri  allude a Palazzo Tè di Mantova  e tutte le scene che prevedono un interno, le ho trovate rigide e un poco demodé, poco evocative dal punto di vista visivo e le due statue con nudi femminili  forse ingombranti. Apprezzabili le luci di Alessandro Carletti riprese da Ludovico Gobbi.
Luminosa e di grande respiro la direzione di Oren ha fatto emergere in particolare la grazia  toccante di certi passaggi verdiani la cui delicatezza è il fondamento della potenza tonante  di altri  e della forza immensa di quest’amatissima opera che si vorrebbe sempre rivedere.

Valeria Patera

Ultima modifica il Domenica, 18 Febbraio 2024 05:44

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