martedì, 28 giugno, 2022
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BERRETTO A SONAGLI (IL) - regia Francesco Bellomo

Gianfranco Jannuzzo in "Il berretto a sonagli", regia Francesco Bellomo Gianfranco Jannuzzo in "Il berretto a sonagli", regia Francesco Bellomo

di Luigi Pirandello
Adattamento di Francesco Bellomo e Moreno Burattini
Regia di Francesco Bellomo
Interpreti: Gianfranco Jannuzzo, Emanuela Muni, Ivano Falco, Franco Mirabella Alessandra Ferrara, Veronica Rega, Martina Difonte
e la partecipazione straordinaria di Margherita Patti
Scena: Carmelo Giammello. Luci: Giuseppe Filipponio
Musiche: Mario D’Alessandro. Costumi: Mara Gentile
Assistente alla regia: Maya Melis
Voce solista: Francesca Gambina
Produzione L’Isola Trovata e Corte Arcana
Teatro Vittorio Emanuele di Messina 28 e 29 maggio 2022

www.Sipario.it, 1 giugno 2022

In Pirandello i traditi dalle mogli escono di scena sempre vittoriosi, come se avessero un quoziente intellettivo superiore, trovando il modo di uscire a testa alta e salvare il pupo che s’annida in loro. Insomma nessuno vuole passare per cornuto, essere deriso e giudicato in malo modo quando passa tra la folla. Né il Leone Gala ne Il gioco delle parti, neppure il Martino Lori di Tutto perbene, né tantomeno l’Angelo Baldovino de il piacere dell’onestà, figuriamoci poi lo scrivano Ciampa de Il berretto a sonagli che guida la fila con i suoi raffinati sillogismi. Un personaggio costui diventato negli anni un vero cavallo di battaglia per attori di razza, a cominciare da Angelo Musco che l’interpretò per primo nel giugno del 1917 al Teatro Nazionale di Roma nella versione dialettale de ‘A birritta cu ‘i ciancianeddi, diventato l’anno successivo il testo in lingua che si rappresenta in ogni luogo. Debbo confessare invero d’essere andato a vedere al Teatro Vittorio Emanuele Il berretto a sonagli con Ciampa interpretato da Gianfranco Jannuzzo con qualche riserva (per carità niente contro di lui), forse perché me lo ricordavo altre volte in ruoli brillanti, leggeri, divertenti, pure comici. Però poi ricordando le sue origini girgentine (Pirandello di Agrigento, Camilleri della vicina Porto Empedocle, la nota Vigata dei suoi lavori) ho pensato che poteva pure starci. E devo dire che Jannuzzo in questo spettacolo, diretto molto bene da Francesco Bellomo esaltando in particolare l’aspetto grottesco, è misurato, entrato perfettamente nei panni del non facile personaggio, anche quando spiega il significato delle tre corde - la seria, la civile, la pazza- avendo lui in testa la maestria con cui muoveva le mani Turi Ferro, forse un po’ troppo scalcagnato (per una caduta) quando nel finale si presenta in casa Fiorìca uscendone vittorioso, infiocchettando alcune batture nel suo dialetto siciliano che non guastano affatto. Come spesso gli accadeva, Pirandello prima scriveva una novella (ne scrisse 246) poi diventava teatro, in lingua o in dialetto, come questo Berretto a sonagli, il cui titolo, La verità (1912), con i due amanti che trescano all’inizio, è un piccolo trattato sulla gelosia e le corna di cui s’ammala la signora Beatrice Fiorìca (vestita efficacemente da Emanuela Muni) che cerca conforto nella Saracena di Veronica Rega per avere certezze che il marito sia l’amante di Nina (tipo carabiniere che a domanda risponde quella di Martina Difonte) moglie del Ciampa. Il quale sa d’essere cornificato dalla moglie col suo datore di lavoro, ma sino a quando gli altri non lo sanno - questo il suo ragionamento - lui ha la fronte liscia senza alcuna protuberanza. Sicché quando qualcuno ti sbatte in faccia quel che realmente sei, come farà la signora Fiorica, ognuno vorrà difendere il proprio pupo, la propria dignità e l’unica via d’uscita sarà quella di rifugiarsi nella follia. Quello che farà Ciampa, con il beneplacito dei parenti della controparte, ovvero facendo rinchiudere in una clinica psichiatrica per almeno tre mesi quella donna che s’è permessa d’affermare una cosa folle. Non ci vuole niente per essere considerati dei pazzi, dirà Ciampa, basta solo gridare ad alta voce la verità. Lo spettacolo, applaudito a più riprese da un pubblico alquanto compenetrato nelle trame dei protagonisti, si svolge in un salone moderno con un divano centrale (scena di Carmelo Giammello) dove comparirà un divertente Franco Mirabella nei panni del commissario Spanò, che avrà modi convincenti d’acquietare il Fifì di Ivano Falco, l’esuberante e vivacissima Margherita Patti, madre di Beatrice e la serva Fana di Alessandra Ferrara che si esprime sempre in dialetto.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Giovedì, 02 Giugno 2022 11:55

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