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COMPAGNIA DEGLI UOMINI (LA) - regia Luca Ronconi

La compagnia degli Uomini La compagnia degli Uomini Regia Luca Ronconi

di Edward Bond
traduzione di Franco Quadri, regia di Luca Ronconi
costumi d Gabriele Mayer, luci di AJ Weissbard
con Marco Foschi, Riccardo Bini, Palo Pierobon, Gianrico Tedeschi, Giovanni Crippa e Carlo Valli
produzione Piccolo Teatro di Milano
al Piccolo Teatro Grassi, Milano, 30 gennaio 2011

www.Sipario.it, 7 aprile 2011

Serrato, a suo modo incalzante, La compagnia degli uomini di Edward Bond, nella squillante e incisiva traduzione di Franco Quadri, è il Luca Ronconi che non ti aspetti, è il Luca Ronconi che non guarda alla quantità, ma si concentra sulla profondità, è il Luca Ronconi che smette di fare il 'mago' e il maestro degli effetti speciali, per mettere in luce la sua capacità di dare corpo scenico alle parole, facendone drammaturgia, questo grazie ad un cast di attori assolutamente sublime che è fortemente in scena, che dà spessore di veridicità alle parole di quei capitalisti sull'orlo del massacro. In una sorta di rifugio o di caveau di un'umanità assoggettata al potere e al denaro si muove la storia che si orienta su un doppio filone narrativo. C'è il confronto feroce fra il capitalismo 'ottocentesco' del vecchio Oldfield (Gianrico Tedschi) e quello contemporaneo e d'assalto di Hammond (Carlo Valli). Fra i due lo stacco di pensiero e di azione è la trasformazione del senso del denaro «vissuto non più come mezzo ma come finalità, come esibizione del potere, non più come semplice veicolo», scrive lo stesso Bond. Questo confronto all'ultimo sangue s'intreccia con la storia di Leonard (Marco Foschi), figlio adottivo di Olfield, in cerca di sé, delle proprie oscure origini e schiacciato da quella fortuna sfacciata che dall'anonimato l'ha portato ad essere il figlio del grande industriale delle armi, ma non l'ha sottratto alla domanda che gli rivolgono coloro che lo circondano: «Chi sei?». E' questo il secondo filone de La compagnia degli uomini in cui il complesso di Edipo, in cui l'uccisione non solo rituale del padre è un modo per recuperare l'identità di figlio, di adulto, uccisione orchestrata dagli inganni orditi dal rivale di Oldfield, Hammon, complice Dodds (Riccardo Bini), strumento e motore dell'intreccio. L'uccisione rituale del padre avviene con l'alleanza di Leonard col nemico del padre, Hammond. Completano il quadro due proiezioni esistenziali di Leonard. Da un lato c'è Bartley (Paolo Pierobon), salvato dal vecchio Capitano d'Industria Olfield, anch'egli una sorta di figlioccio che ha rifiutato la possibilità d'ascesa. Dall'altro c'è Eric Wilbraham (Graziano Piazza) industriale alcolizzato e indebitato – a suo modo vittima clownesca di un capitalismo in cui il denaro è diventato fine e non mezzo, vittima cui Leonard darà credito. Se questi sono i tasselli narrativi de La Compagnia degli uomini, centrale rimane la riflessione sul senso dell'esistenza e sull'angoscia di quel suicidio di Leonard, vittima sacrificale di un capitalismo senza morale, di un capitalismo che ha fatto del proprio mezzo d'azione (il denaro) un fine e che individua nei suoi attori (industriali e operatori della finanza) i propri carnefici. L'angoscia di Leonard o il cinismo di Bartley sono lì a dimostrare il non senso, la disperazione di un mondo prigioniero, assoggettato al denaro, che ha confuso il mezzo con il fine e per questo ha perso orizzonte. Tutti gli attori vivono di una rara e non italiana intensità interpretativa, c'è una tensione e una 'partecipazione' in scena, c'è una verità del dire e dei gesti che difficilmente si riscontra e che fanno de La compagna degli uomini un grande spettacolo, un'occasione per riflettere dell'angoscia dei nostri tempi e del sacrificio a cui abbiamo condannato i nostri figli. Esemplare.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 12 Agosto 2013 09:43

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