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FILIPPICHE (LE) - regia Filippo Caccamo

"Le Filippiche" di e con Filippo Caccamo "Le Filippiche" di e con Filippo Caccamo

Di e con  Filippo Caccamo
Atto unico
Al Teatro Acacia di Napoli, 8 marzo 2024

www.Sipario.it, 9 marzo 2024

«Quanti insegnanti ci sono qui stasera?» Tante, tantissime mani si alzano dalla platea, qualcuna di scatto, come la felicità, qualcuna più mite, quasi controvoglia. Inizia così il nuovo spettacolo di Filippo Caccamo, che ancora una volta porta sulla scena il suo lavoro tratto dai social, trasposizione continua e interattiva di ciò che i suoi followers conoscono tramite gli ormai sempre più famosi video online, ma anche il suo lavoro di docente. Perché solo chi conosce la scuola dall’interno e ne comprende il funzionamento, il panorama di persone che vi “abitano” e le modalità di vita quotidiana, è in grado e può permettersi di riderne e prendere in giro i suoi componenti e membri, prendendo in giro in realtà, scherzosamente anche se stesso. Per chi non lo conoscesse, Filippo Caccamo è un insegnante di lettere, delle scuole medie, ma allora, vi chiederete, come mai sale sui palchi di tutta Italia? Perché è anche un comico, un attore e creatore di contenuti e video social riferiti sì, principalmente, al mondo e all’ambiente scolastico, ma ultimamente allargati anche ad altri lavori e mestieri più o meno comuni. Tante personalità in una sola come i personaggi che porta con sé e dentro di sé, che ormai abbiamo imparato a conoscere, perché rappresentano colleghi e alunni modello, non tanto nel senso di perfetti, ma, tutt’altro, nel senso di esempi, docenti e studenti – tipo che tutti gli insegnanti hanno incontrato almeno una volta nella loro vita. La scuola al giorno d’oggi è diventata sempre più spesso un accumulo di carte (pardon, documenti digitalizzati) e di riunioni nelle quali nessuno sa davvero cosa dovrebbe decidere, dire, votare, fare, un panino ripieno di burocrazia, amministrazione, corsi e percorsi: una di quelle farciture che sembrano non finire mai e fuoriuscire, dove si cercano conoscenze a memoria nei concorsi per docenti senza testarne l’empatia o le capacità psicoattitudinali e obbligo di frequenza tra i banchi per gli alunni, senza metterli nella condizione di amare davvero il percorso che stanno facendo, né spiegare loro quanto la scuola possa essere la porta per un mondo migliore, per imparare a scegliere, per impugnare i libri e non le armi, per preferire gli abbracci agli spintoni, per costruire la propria libertà e salire sulla nave che darà inizio al loro vero viaggio, al di fuori della cerchia familiare, porto da cui salpare verso il mondo esterno e la vita vera. Marinella Sclavi, un’etnografa e attivista italiana, ha parlato della competenza dell’ascolto attivo tra docenti e studenti e, facendolo, ha sostenuto che per essere esperti nell’ascoltare bisogna avere una metodologia umoristica. E poi: «Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé». Filippo Caccamo allora deve essere uno di quei prof che hanno davvero imparato ad ascoltare, perché l’umorismo è il perno centrale del suo spettacolo, intitolato Le Filippiche, seppur di davvero “filippico” non ci sia né la polemica aspra né la lunghezza e violenza, anzi, la risata è il filo conduttore che dimostra che poi, quei docenti di cui si parla (e che sono per la maggior parte in sala, dato anche il numero di posti occupati tra platea e galleria), sono veramente così non solo nella descrizione, ma sono anche per lo più capaci di quell’autoironia che permette loro di ridere, fondamentalmente, di se stessi. Tutti hanno avuto, da chi insegna da poco a chi ha passato più tempo a scuola che fuori, almeno un’esperienza esilarante tra i corridoi, nelle aule della propria classe, nelle supplenze o in gita: quell’alunno che non studia e che si demoralizza, quello che alla centesima spiegazione non ha comunque capito, quel collega che prima di dare il cambio beve almeno tre caffè ed entra in classe dopo un quarto d’ora, quegli impiegati della segreteria che non sanno di cosa si stia parlando o che la porta dell’ufficio non l’hanno proprio aperta. E proprio come il viaggio dei ragazzi a scuola e verso il futuro, anche questo spettacolo è un vero viaggio attraverso la scuola e con lei le fasi della vita, del nostro quotidiano perché si sa che poi, la vita di chi ci lavora investe anche gli amici e i familiari assorbendo nel suo universo e nel vortice delle sigle dei PEI e dei PTOF anche il circondario dei parenti e partner. L’ironia salverà il mondo sì, ma anche la bellezza e di bellezza ce n’è anche qui, a quella piega della realtà dove s’incontrano la comicità e la delicatezza dolce in una lettera aperta allo sguardo sul futuro proprio di quegli studenti, quei ragazzi che non sono forse i più bravi, i migliori, i più brillanti, ma per i quali un insegnante vero mette tutta la sua anima, per far sì che capisca che un giorno la scuola gli mancherà davvero e che solo da lì può passare la persona che sta per diventare. Nonostante le mani sbattute sulla cattedra e gli occhi al cielo per un’ennesima volta, ogni insegnante tiene più di ogni altra cosa al futuro e alla realizzazione, ciascuno a modo proprio, dei suoi alunni, delle sue classi. Per arrivare da un’altra parte bisogna passare sempre dal fare e rifare le stese cose, dalla cumbia della noia per parafrasare il successo di Angelina Mango, attraversare quella noia costruttiva che prima o poi porterà altrove e poi volare, senza però perdere mai quel “lato scherzoso”, quell’essere se stessi anche nello stare insieme, perché, come disse Ezio Bosso per la musica, anche la scuola si può fare in un solo modo: insieme. 

Francesca Myriam Chiatto

Ultima modifica il Domenica, 17 Marzo 2024 22:05

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