domenica, 23 febbraio, 2020
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MADRE COURAGE E I SUOI FIGLI - regia Paolo Coletta

"Madre coraggio e i suoi figli", regia Paolo Coletta. Da sinistra Maria Paiato, Mauro Marino, Giovanni Ludeno. Foto Fabio Ruggiero "Madre coraggio e i suoi figli", regia Paolo Coletta. Da sinistra Maria Paiato, Mauro Marino, Giovanni Ludeno. Foto Fabio Ruggiero

di Bertolt Brecht
traduzione di Roberto Menin
drammaturgia musicale e regia Paolo Coletta
con Maria Paiato, Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Paolotti, Roberto Pappalardo,
Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio
musica Paul Dessau; scene Luigi Ferrigno
costumi Teresa Acone; light designer Michelangelo Vitullo
produzione Società Per Attori, Fondazione Teatro Metastasio di Prato in collaborazione
con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
al teatro Ponchielli, Cremona, 9 gennaio 2020

www.Sipario.it, 15 gennaio 2020

«Si vede che è da troppo tempo che da queste parti non hanno fatto la guerra»: questa battuta suona strana detta in questi giorni in cui soffiano i venti di guerra nel Medio Oriente. Questa battuta è reiterata in Madre coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht ed è uno dei pochi momenti emozionanti di uno spettacolo corretto, ma anaffettivo, semplicemente raccontato e in cui gli attori si limitano a dire il testo con Maria Paiato impegnata a raccordare le varie situazioni, le relazioni fra i personaggi, in uno sforzo generoso di dare pensiero e carne a un Brecht senza regia. La scena si apre con la compagnia schierata e si chiude con Madre Courage, ritta in mezzo al palcoscenico pronta a riprendere il suo cammino di vivandiera che fa affari con la guerra e guarda con orrore lo scoppio della pace. 
Il carro di Madre coraggio non c’è. È evocato, è dietro una parete che riflette la scena vuota con un buco in mezzo, lo squarcio di una cannonata (forse). L’assenza del carro che la vivandiera Anna Fierling spinge in una laica via crucis che la porta a fare affari e a perdere a causa della guerra i figli fa sì che Paiato debba riempire faticosamente con gli altri attori uno spazio vuoto, una landa desolata che si riflette nello specchio, mentre la vicenda è cadenzata, scena dopo scena, dalla voce fuori campo che descrive la situazione, il tempo, voce che nel buio si lega a una sorta di occhio rosso – francamente brutto e inutile – che richiama l’occhio del computer All di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. Lo spettatore si trova dunque al cospetto di uno spazio astratto in cui l’elemento portante della sua attenzione dovrebbe essere dato dalla presenza degli attori e dall’incisività del racconto. Entrambi gli aspetti faticano a concretizzarsi nell’allestimento di Paolo Coletta. Maria Paiato si ritrova a fare Maria Paiato, costruisce la sua Anna Fierling con la carnalità recitativa, con la poesia di pancia che la caratterizzano e intorno a lei si muove un gruppo di attori omogeneo, corretto ma che non buca la scena: Mauro Marino, Giovanni Ludeno, Andrea Poalotti, Roberto Pappalardo, Anna Rita Vitolo, Tito Vittori, Mario Autore, Ludovica D’Auria, Francesco Del Gaudio. I song di Paul Dessau riescono a colorire la situazione, come da dettame brechtiano, ma ciò non è sufficiente a far accadere qualcosa: tutto è troppo detto e poco agito. Le scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Teresa Acone, le luci di Michelangelo Vitullo cercano di costruire una situazione di straniante distanza che non convince, che rimane lì sul palcoscenico, non ci appartiene. Tutto ciò nasce – si crede – da una regia affettiva di Paolo Coletta che recitò nella Madre coraggio di Antonio Calenda con Piera Degli Esposti a inizi anni Novanta e che a quell’allestimento guarda, senza citarlo esplicitamente, rievocandolo in molti passaggi, ma senza il calore e l’incisività di quella Madre Coraggio. In questo raffronto – come si crede per l’atto onesto realizzato da Coletta – risuona la memoria di chi scrive che può essere fallace. Detto questo Madre coraggio e i suoi figli di Paolo Coletta rimane lì, sul palcoscenico. Peccato. 

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 20 Gennaio 2020 09:10

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