di Molière
regia e adattamento Leonardo Lidi
con Christian La Rosa, Giuliana Vigogna, Orietta Notari, Francesca Mazza, Marta Malvestiti, Alfonso De Vreese, Riccardo Micheletti
e con la partecipazione degli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino nel ruolo dei marchesi
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Dario Felli
assistente regia Riccardo Micheletti
assistente drammaturgia Diego Pleuteri
Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale
Personaggi e interpreti:
Alceste - Christian La Rosa
Célimène - Giuliana Vigogna
Filinte - Orietta Notari
Arsinoè - Francesca Mazza
Eliante - Marta Malvestiti
Oronte - Alfonso De Vreese
Lui - Riccardo Micheletti
Teatro Carignano Torino dal 3 al 22 maggio 2022 prima nazionale
Una visione nuova (anche se l’aggettivo suscita diffidenza tanto è abusato) di un classico da cui traspaiono rivoli di senso inaspettati. Quanto c’è dentro Il misantropo di Molière, un capolavoro di quasi quattrocento anni? Quanto sulle relazioni umane, quanto del mistero di donne e uomini? Di cosa parla Il Misantropo? Di uno sprezzatore della menzogna, scorbutico ed estremista? Di una società corrotta? Di ingiustizia? Di solitudine e incomprensione? Oppure no, semplicemente di personalità piene ma incrinate da complessità, dubbi, zone d’ombra, nella sapida e inesorabile mescolanza tra bene e male, se mai fosse possibile isolare e definire entrambi. Alceste è vittima ma anche carnefice. Così come Celimène e le altre ruote del meccanismo che evidenzia figure meno anonime della massa, omologata, indistinguibile, colma di vuoto. Un deserto. E il deserto Lidi l’ha voluto sempre presente, fisico e metaforico. Dall’inizio, c’è uno sguardo sul deserto che ci attenderebbe, se non scegliessimo, come Celimène. Se non decidessimo di superare la paura dell’altro e di tornare a condividere il tempo, con il piacere della socialità. Qui il Misantropo è un uomo che ha paura. E la sua volontà di sbugiardare l’ipocrisia correggendo il malcostume altrui, lo mostra fragile, anti eroe, tant’è limitato nel movimento, affannosamente ipercinetico, arruffato, dall’immagine grigia, quasi dimessa. Nonostante la furia che dimostra a sprazzi. E’ una versione bigia del protagonista di Molière, che il Teatro Stabile di Torino allestisce per celebrare i 400 anni dalla nascita dell’imprescindibile commediografo. E’ un allestimento coraggioso, stratificato, che offre chiavi di lettura inattese sulla trama e sul mondo, che innesta lacerti di lavori precedenti del giovane regista piacentino, come a disegnare, nel tempo, un solo, grande, pregno spettacolo. Anche la riscrittura, è audace ma certamente fedele allo spirito di Molière, che aleggia. Prosciugata del pettegolezzo, ridotta al nucleo. Dialogano gli sguardi e i silenzi, in un pulsante gioco di attrici e attori, degni di sincero plauso.
Maura Sesia