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MATTEOTTI MEDLEY – regia Paolo Bignamini

"Matteotti medley", regia Paolo Bignamini Foto Federico Buscarino "Matteotti medley", regia Paolo Bignamini Foto Federico Buscarino

 

documentario teatrale a cura di Maurizio Donadoni
con Maurizio Donadoni 
musiche dal vivo alla fisarmonica Katerina Haidukova
scene e costumi studenti del Biennio di Scenografia dell’Accademia di Brera – Eleonora Battisi, Gaia Bozzi, Hefrem Gioia, Martina Maria Pisoni, Giada Ratti, Valentina Silva, Alessia Soressi 
coordinati da Edoardo Sanchi
musiche di Stefano Indino
disegno luci Pietro Bailo
regia Paolo Bignamini
produzione Teatro de gli Incamminati/deSIdera in collaborazione con Fond’Azione dopolavoro
spettacolo realizzato con il contributo di NEXT 2021
teatro Civico, Schio (Vicenza), 16 febbraio 2023 

www.Sipario.it, 21 febbraio 2023

Storia recente del nostro tempo recentemente passato, quella del socialista Giacomo Matteotti, rivissuta in racconto e gesta da Maurizio Donadoni a capo del progetto-spettacolo, un documentario teatrale, come recita la didascalia, (in effetti sono documenti quelli trattati), a cura dell’attore bergamasco. Che fa bene, ne siamo certi, soprattutto per le giovani generazioni che non sono molto propense, spesso, a rammentare, o a riscoprire ( se non scoprire del tutto) i simboli eroici, i martiri, le figure di un tempo anche recente, appunto, cosicchè da non saperne nulla o quasi. Non tutti, chiaramente. La figura di Matteotti viene raccontata qui con precisa e dettagliata narrazione, con Donadoni che entra dalla platea bardato di tutto punto, cappottone e cappello, bastone, subito a spiegare di chi e di cosa sta andando a parlare. Sul palco una pedana circolare, libri, giornali e una serie di sedie (bella la scenografia degli studenti del Biennio dell’Accademia di Brera) a circondare la forte presenza dell’attore e narratore, che qui diventa, è Matteotti nell’anima, nello spirito. Il resoconto è intrinseco di elementi degli anni giovanili, dapprima, di musiche d’antan e atmosfere di primo Novecento, sfumate eppur presenti, scanzonate e specchio riflesso di un’epoca a divenire, che l’attore canticchia divertendo. Di Matteotti, viene ricordato come assieme a Garibaldi e Mazzini sia il nome al quale son state dedicate più vie e piazze in Italia. Ma è solo l’inizio. Del politico e giornalista socialista Maurizio Donadoni fa un ritratto scendendo di fatto nelle sue azioni, sentito, che culmina nei ruggenti anni. Siamo negli anni Venti e già tutta questa storia sta per succedere, è il 10 giugno del 1924. Roma, lungotevere Arnaldo da Brescia. Matteotti, pochissimo prima di riferire ala Camera su brogli e imbrogli e su uno scandalo di quelli che l’Italia replicherà a manovella, viene rapito, caricato su una macchina fra botte e spintoni. E’ così che incontra il destino malevolo ad opera della Ceka fascista, manipolo di uomini della polizia segreta voluta da Mussolini. Una vicenda importante per l’Italia di allora, che la segna e che questo spettacolo illustra con dedizione analizzando sfumature e concrete appartenenze ai documenti dell’epoca e di chi ne ha fatto studio. Per far conoscere, ricordare Matteotti , il suo tempo, il suo agire il contesto è importante, e viene raccontato con particolari e un grande entusiasmo dall’attore, che si muove da un lato all’altro del palcoscenico, incalza le battute una dopo l’altra, forse troppo rapidamente, nella prima parte. E’ un Maurizio Donadoni insolitamente e piacevolmente brillante quello visto in scena, che propone e dispone notizie sul “socialmilionario”, come veniva chiamato Matteotti, al quale anche i suoi voltano le spalle talvolta (la storia si ripete continuamente, si capisce no?). Cinque minuti, per morire, dopo l’agguato, cinque forti momenti della nostra storia, da andarsi a rivedere, e a sentire. E’ molto serrata, come detto, la prima parte, con sullo sfondo e tra le altre note, il rammarico di una moglie che lo vede da solo, isolato, in un clima di odio e rappresaglie, contorrni politici variegati che abbattono, un Paese in cambiamento. Lo spettacolo ha il merito di rinverdire il recente passato, di formare o informare chi non sa o non ricorda e lo fa garbatamente. Unica nota poco compresa uno strano gioco di luci accese e spente, anche in platea, non sempre adeguate. Bravo Donadoni, attore del nostro tempo, osservatore, analista, curioso uomo di questo Duemila, brava la sua fisarmonicista. Il tutto in una splendida cornice ritrovata, quella del Teatro Civico di Schio, luogo deputato, fascinoso.

Francesco Bettin

Ultima modifica il Martedì, 21 Febbraio 2023 10:58

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