lunedì, 18 ottobre, 2021
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Le sorelle di Mozart – libro e concerto di Beatrice Venezi. -di Francesca Myriam Chiatto

La Nuova Orchestra Scarlatti La Nuova Orchestra Scarlatti

Le sorelle di Mozart – libro e concerto di Beatrice Venezi

Presentazione editoriale e concerto
Di B. Venezi
Con N. Rivieccio, G. Russo
E con la Nuova Orchestra Scarlatti
Unimusic – Festival della musica e della cultura, evento conclusivo
Direttore artistico G. Russo
Ideato e realizzato da Nuova Orchestra Scarlatti
In collaborazione con Università Federico II di Napoli
Cortile delle Statue della Federico II, Napoli, 2 Ottobre 2021

“Accoglienza” è la parola che Beatrice Venezi, direttore d’orchestra della Nuova Orchestra Scarlatti di questa sera (lei non ama usare il termine al femminile nella sua battaglia a favore delle donne, per dare pari dignità grazie al titolo accademico al maschile), sceglie per parlare di ciò che le piace conservare di prettamente femminile nel suo ruolo di responsabilità: quella capacità di ascolto e di sensibilità, diversa da quella maschile, è il tratto distintivo che ritiene essere propriamente delle donne e non cancellerebbe mai. Lei è sul palco, siamo alla presentazione del suo secondo libro, Le sorelle di Mozart e questo è l’evento conclusivo della rassegna musicale e culturale di Unimusic, di cui è direttore artistico il Primo Clarinetto Gaetano Russo, che si esibisce questa sera, oltre a fare da moderatore durante la presentazione. La Venezi sostiene che soltanto con le Blind Audition, “al buio”, si siano fatti dei passi avanti nel non considerare il genere di cantanti, musicisti e quant’altro perché la musica non ha genere, anzi, il suo significante è donna, ma dentro di sé, nel suo significato, racchiude tutti i generi o forse è più propriamente neutra. Lo Stato spesso non supporta l’attenzione all’inclusione e alla parità di genere e anzi, laddove si dovrebbe sensibilizzare, si impone solamente. Mentre ciò che è importante riguarda lo sviluppo del pensiero critico e della capacità di ragionare e pensare, riflettere, nei giovani. Storicamente una delle pochissime donne a dirigere Orchestre anche a livello internazionale, Beatrice dedica questo suo secondo libro alle cosiddette “sorelle di Mozart”, appunto, alle musiciste spesso nascoste dal talento dei soli uomini, precisando però che, al contrario, non è corretto definire le donne sempre e solo come “le mogli di”, “le amanti di”, “le donne di”. L’omonimo concerto che segue la presentazione, attraverso le note di Louise Farrenc, Emilia Gubitosi, Silvia Colasanti, Lejla Agolli e Joan Baez, vuole rappresentare il linguaggio universale tramite la musica di donne che urlano le loro personalità, gridando al mondo quanto possano, senza bisogno d’altro o di altri, esistere da sole ed essere ricordate attraverso la storia, viventi o meno che siano, per le composizioni che hanno scritto, le loro azioni e le loro emozioni. Donne che hanno amato, sognato, lottato, creato e che talvolta ancora lo fanno, che sono insomma esistite grazie a loro stesse, provando a trasmettere quello che nel loro nome e nelle loro vite ha rappresentato i loro valori e le loro idee, attraverso cui essere conosciute, scoperte e poi cercate, per curiosità, per volontà di sapere, per bravura nella composizione. Il concerto, interrotto dalla pioggia e poi poco dopo ripreso, si è tenuto nel magico Cortile delle Statue della Federico II di Napoli, nascosto tra le stradine del centro storico e della zona universitaria, che si apre poi su uno spettacolo artistico, cornice perfetta per la musica conclusiva della terza edizione del Festival di Unimusic. Il Primo Clarinetto Gaetano Russo e il soprano Naomi Rivieccio chiudono poeticamente la serata con i brividi delle loro voci e dei loro strumenti, sempre sotto la delicata e forte al tempo stesso, direzione di Beatrice Venezi.

Beatrice Venezi
Beatrice Venezi

Intervista a Beatrice Venezi

Beatrice Venezi nasce a Lucca nel 1990 e si diploma in pianoforte nel 2010 sotto la guida di Norberto Capelli presso l'Istituto Superiore di Studi Musicali Rinaldo Franci di Siena, studiando anche con altri maestri come Piero Bellugi e frequentando importanti masterclass. Nel novembre 2014 si esibisce per la prima volta con la Nuova Orchestra Scarlatti Young di Napoli e da allora è legata alla Scarlatti da numerosi appuntamenti. Nella musica, ama sperimentare, restando però fedele alla tradizione. Attualmente è una delle pochissime donne a dirigere orchestre internazionali. Nel 2017 viene segnalata dal Corriere della Sera fra le 50 donne più creative dell'anno. L'anno successivo è scelta dalla rivista Forbes Italia tra i 100 leader del futuro under 30. Al momento è Direttore ospite principale dell’Orchestra della Toscana, dell’Orchestra Milano Classica e dell’Orchestra Scarlatti Young, oltre che membro del Consiglio Femminile degli Affari Culturali del Vaticano (triennio 2019 – 2021).
È una sera d’inizio ottobre, precisamente il 2 quando mi trovo ad assistere all’evento di chiusura di Unimusic, con alla direzione della Nuova Orchestra Scarlatti, Beatrice Venezi. Donna di successo, di grande bellezza e soprattutto di eleganza, intelligenza e bravura, questa sera lei presenta il suo libro Le sorelle di Mozart e dirige l’omonimo concerto, in prima linea per portare alto il nome delle donne, anche nei ruoli storicamente considerati più “maschili”. Mi accoglie con dolcezza, pronta a rispondere alla mie domande.

Beatrice, l’abbiamo vista spesso anche in televisione, come giudice a Sanremo Giovani, come ospite al Festival, ma anche come volto pubblicitario: lei pensa che questo associare il suo personaggio e la sua persona alla tv sia un modo per estendere anche il target di diffusione della musica classica?
Sì, questo sta già succedendo, almeno in piccola parte. Mi è capitato più volte di sentire alcune persone che mi dicessero di essere venute per la prima volta a teatro ad ascoltare la musica perché mi avevano vista in televisione o mi seguivano sui social e questa è una grande soddisfazione perché significa che anche se riesco a portare una sola persona in più a teatro è una prima vittoria. Per quanto questa strada sia talvolta un po’ osteggiata dall’Accademia, credo sia quella giusta per aumentare e rinverdire il pubblico nei teatri e questo è assolutamente necessario.

Così giovane e già alla direzione di importanti orchestre: cosa prova ad avere un ruolo di così grande responsabilità e rilevanza?
Onestamente non ci penso. Io svolgo il mio lavoro con impegno e dedizione, cerco di far funzionare l’orchestra e di realizzare tutto al meglio. Sicuramente la visibilità aumenta il carico di responsabilità, perché c’è grande attenzione e quindi questo sta a significare essere sempre preparati, sempre al top, ma non mi pesa tutto ciò.

Scrittura narrativa e scrittura (o direzione) musicale: cosa sceglierebbe?
Io scelgo sempre la musica, ogni giorno ovviamente! È solo un divertissement la prosa, che può poi avere il vantaggio di essere anche funzionale a diffondere la musica stessa, ad aumentare il pubblico e a parlare di tematiche che ritengo importanti come il luogo comune del musicista o del direttore necessariamente uomo.

A proposito di luoghi comuni: ritiene sia ancora forte quello del Direttore d’orchestra uomo?
Io, grazie al mio maestro, Piero Bellugi, non ho mai sentito la differenza di genere, perché abbiamo messo in pratica quello che in grammatica si chiama il “maschile inclusivo”, ossia il non dover necessariamente usare un termine al femminile per dargli rilevanza di significato. Io non amo essere definita “direttrice” d’orchestra, quanto piuttosto sempre “direttore”, perché, come accade per “maestro” e “maestra”, al maschile è un titolo accademico, al femminile no. Pertanto, il ruolo è uno ed è giusto essere trattati allo stesso modo. Porto avanti una sorta di battaglia, non solo di termini, ovviamente.

Cosa suggerirebbe a chi decide di intraprendere questa strada?
Io credo che ogni suggerimento sia sempre soltanto un consiglio: la scelta giusta è sempre molto personale, tuttavia penso che sia di fondamentale importanza trovare una giusta figura che sappia guidare chi sceglie questo percorso nei suoi primi passi.

E allora, mentre ringrazio il direttore Beatrice Venezi e mi preparo ad ascoltarla nella presentazione del suo libro e poi alla direzione del concerto, penso che la vita è ciò che ci chiama ad esistere e a impegnarci per sfuggire alla paura di essere dimenticati e di non essere, in realtà, mai esistiti, come dicono spesso i grandi scrittori e i poeti. E, in fondo, inseguire una passione e farne il proprio lavoro, la propria vita, non è esattamente questo? Non vuol forse dire scappare dal quotidiano della noia e della paura, dando energia e materia sempre nuova alla nostra esistenza? In fisica “l’orizzonte degli eventi” è quel luogo da cui si è attratti e annullati allo stesso tempo, perché non vi si può osservare un fenomeno nello spazio e nel tempo, una sorta di buco nero ai cui bordi c’è l’ultima energia prima della sparizione, ma è l’energia più forte. La musica offre l’occasione di non cadere in quel luogo della paura e della vergogna o dell’impossibilità dell’esistenza, ma, al contrario, di raccogliere quell’energia e quella forza e di rinascere continuamente, grazie alle sue note sempre uguali eppure sempre diverse nelle loro combinazioni e nella loro esecuzione, ancora meglio se dirette da una giovane, talentuosa e delicata Beatrice Venezi.

Gaetano Russo Foto Klaus Bunker
Gaetano Russo - Foto Klaus Bunker.

Tre domande a Gaetano Russo

Il 2 Ottobre 2021 si è conclusa la rassegna di Unimusic, Festival della musica e della cultura, ideatoe realizzato dalla Nuova Orchestra Scarlatti, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli. Quest’ultima è stata la terza edizione. L’evento finale, un meraviglioso concerto al Cortile delle Statue della stessa Federico II che ha visto la direzione di Beatrice Venezi, è stato preceduto dalla presentazione di un libro scritto dalla Venezi stessa. In quest’occasione, ho scambiato due chiacchiere con Gaetano Russo, direttore artistico di Unimusic e clarinettista di successo, anche alla Rai.

Buonasera maestro, nella Nuova Orchestra Scarlatti i musicisti sono tutti molto giovani: lei cosa pensa sia necessario fare, dunque, per avvicinare sempre di più giovani e giovanissimi alla musica classica?
Da anni ci si pone spessissimo questo problema da lei citato. Faccio un esempio, se vogliamo anche banale: io sono stato Primo Clarinetto al Teatro San Carlo, alla Rai e anche in altre orchestre e le programmazioni prevedevano che le prove generali delle opere o delle sinfonie venissero eseguite per i giovani, proprio con l’obiettivo di portarli in teatro. Ma in questo modo è stato combinato un grosso guaio, mi permetta di dire! Infatti in tale maniera i ragazzi si annoiavano, preferendo, piuttosto che ascoltare, chiacchierare fra loro, creando così anche disturbo ai musicisti e senza peraltro ottenere lo scopo prefissato. Io penso che in realtà la musica classica sia davvero per tutti e per ogni età: dai bambini ai più anziani, dai più ai meno colti, ma ciò che deve realizzarsi attraverso le note è l’emozione, l’intenzione del musicista, del compositore. L’essenza della musica sta tutta in ciò che si vuole trasmettere e quando questo si ricrea, si può ottenere l’attenzione di chiunque, sia per età, sia per provenienza. La Nuova Orchestra Scarlatti ha un successo abbastanza elevato: noi abbiamo incontrato non meno di 150000 giovani durante i nostri concerti, tra composizioni di Vivaldi, Mozart, ma anche jazzisti. Questo significa che abbiamo fatto musica, veramente e tutti i ragazzi percepivano che stavamo facendo musica per loro. E allora capita spesso che qualcuno venga a chiederci quale sia il compositore di un brano piuttosto che di un altro, scoprendo in tal modo anche la storia della musica. Noi abbiamo un’orchestra junior di 146 elementi giovanissimi, che suonano con grande passione e talento tantissimi autori, molte volte anche sconosciuti ai più.

Lei ha parlato di emozione durante il suo discorso e mi ha molto colpito questo aspetto: crede che sia giusto mettere la propria emozione e reinterpretare un brano oppure cercare di restare fedeli al massimo all’idea originaria del compositore?
L’emozione in sé e per sé non ha una definizione assoluta. Ognuno ha la propria e non può essere valida sempre e per tutti. Nel momento in cui una persona, di qualsiasi età suona, canta o interpreta con emozione un brano, lo fa anche ricordando sue personali sensazioni, neanche più di tanto rapportate a chi lo ha fatto prima di lui o lo farà dopo di lui. L’emozione è un qualcosa che bisogna vivere e non parlo soltanto di pathos, ma anche di quella relativa alla conoscenza: è come, per esempio, scoprire l’architettura di un palazzo che può diventare bello non soltanto per estetica, ma anche per funzionalità. Io credo che anche quello crei emozione, l’emozione del conoscere. Questi aspetti sono presenti nella maggior parte dei brani che suoniamo, ma è interessante in un secondo momento anche andare a ricercare quella che era l’idea iniziale di chi li ha composti o eseguiti per la prima volta e magari riscontrare anche una somiglianza d’interpretazione e questo accomuna gli esecutori, cancellando tutte le distanze anche a livello di tempo. Beethoven è come fosse un po’ il vicino di casa di tutti, ad esempio e questo si avverte. Le parole non possono essere comprese in tutte le lingue o da tutti, ma l’emozione, le sensazioni, sono ciò che trasforma la musica in linguaggio universale, oltre alle note che ci danno la possibilità di cogliere il significato di un brano senza passare attraverso la lingua. Possiamo vivere e rivivere tante volte un’esperienza emotiva e sarà ogni volta comunque singolare, mentre quando andiamo a descriverla e a raccontarla a parole questa viene codificata e incentrata su un certo aspetto.

Ultima domanda per chiudere la nostra chiacchierata: spesso al giorno d’oggi un lavoro nel mondo dell’arte, che sia la musica o la danza o altro, è considerato piuttosto difficile da realizzare e poi da mantenere, oltre ad essere anche definito “precario”. Lei cosa pensa al riguardo?
Personalmente non mi sono mai preoccupato di quest’aspetto. Io mi sono sempre detto che se avessi fatto bene il mio lavoro, senza chiedere niente a nessuno, avrei potuto avere tranquillamente la possibilità di vivere di questo. E questo mi sento di dire anche a chi ha voglia di intraprendere questa strada o una strada simile alla mia: preoccupiamoci di fare bene, perché chi fa bene, ma è un discorso valido anche per altri lavori, è garantito che troverà da vivere! Se poi ci sono persone che pretendono gli agi di una vita di lusso, allora devono fare altro. Molte volte si commettono errori in azioni non riconducibili alle vie della purezza e della legalità, pur di arrivare a ottenere maggiori risultati. Anzi per concludere torno sull’argomento precedente: l’emozione per essere vissuta non ha bisogno di beni di lusso, ma le basta la musica. Io la sento attraverso le note, dopo mi riposo, non ho bisogno di altro.

Grazie mille per avermi dedicato il suo tempo e i suoi pensieri.
Grazie a lei di avermi ascoltato!

Lo scenario nel quale si è svolto il nostro piccolo scambio di battute è splendido e la sera è smossa da un vento sottile, mentre il palco montato all’esterno è illuminato di una luce speciale: sospetto sia proprio quella dell’emozione di cui abbiamo tanto parlato, perché ne sento crescere le caratteristiche intorno e dentro di me.

Gaetano Russo nasce nel 1952 a Camerota (Salerno) e vive attualmente a Napoli. Inizialmente studia clarinetto presso il Conservatorio di Salerno, sezione a sé del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e si diploma nel 1972. Segue corsi di perfezionamento ed alta formazione presso Accademie importanti in Italia e non solo. Collabora, tra gli altri, come Primo Clarinetto, con il Teatro di San Carlo di Napoli, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l’Orchestra Toscanini di Parma, l’Orchestra del Teatro La Fenice di Venezia. È fondatore e direttore artistico della Nuova Orchestra Scarlatti, nata nel 1993, dopo lo scioglimento dell’Orchestra Scarlatti della RAI di Napoli.

Ultima modifica il Domenica, 10 Ottobre 2021 14:40

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