domenica, 03 marzo, 2024
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Quel Don Chisciotte di Mario Mascitelli ha costruito un teatro tutto nuovo. Il debutto di “Le palline dell’albero” e la ripresa di “La peste” da Camus. -di Valeria Ottolenghi

“Le palline dell’albero” testo e regia di Mario Mascitelli. Foto Francesca Bocchia “Le palline dell’albero” testo e regia di Mario Mascitelli. Foto Francesca Bocchia

Quel Don Chisciotte di Mario Mascitelli ha costruito un teatro tutto nuovo
Il debutto di “Le palline dell’albero” e la ripresa di “La peste” da Camus

Un nuovo teatro! Così con il Cerchio a Parma. Nel senso proprio di un fabbricato assolutamente funzionale con più sale, uffici, e, se pure ricavato da un capannone industriale, dalla dignità, l’equilibrio estetico di un prezioso edificio per la scena di carattere europeo, un esito di straordinaria qualità per la definizione degli spazi, la cura nei particolari, le forme dell’accoglienza, grande l’attenzione verso gli artisti, pensati con cura i camerini. Una vera gioia, scelte con intelligenza e sensibilità anche le tinte, un bel Don Chisciotte, dipinto a veloci tracce all’ingresso dall’ottimo Roberto Abbiati, a ricordare l’avvio della compagnia, un primo spettacolo ospite, più di un paio di decenni fa, ma anche simbolo di quell’audace impresa. Già: perché dopo tanto nomadismo, le numerose, vane promesse delle autorità cittadine, Mario Mascitelli, direttore artistico del Teatro del Cerchio, ha deciso, con arditi mutui e la collaborazione di alcune fondazioni (in particolare la Cassa di Risparmio), di realizzare in autonomia un teatro per la città e il suo pubblico, sempre fedele e numerosissimo. Un vero simbolo quel cavaliere che ancora voleva credere che fossero possibili valorose gesta in un tempo in cui l’accettazione della realtà aveva impoverito il pensiero, inutile sperare, una rassegnazione che rendeva impossibile il rischio. Invece eccolo qui - no, non un miraggio - il Teatro del Cerchio, pronto ad accogliere laboratori, spettacoli, attivando anche molte sinergie. Incantata Ottavia Piccolo, che ha aperto la prima stagione del nuovo teatro. Realizzato in zona Crocetta, all’inizio della via Emilia verso nord, in quella parte di Parma dove il Cerchio aveva operato per tanti anni, con stagioni per ragazzi e serali, ma anche estive, la compagnia, dopo l’inaugurazione di primo autunno, ha iniziato subito fitte le sue attività, tante le proposte, anche di proprie produzioni. Tra queste, viste di recente, “Le palline dell’albero”al debutto, capace di fondere con delicatezza uno spirito antico, alla Dickens, due orfanelle in scena che presto avrebbero dovuto affrontare da sole il mondo di fuori, e la voglia di giocare, ridere, tra molteplici, buffe trovate; e, creazione conservata in repertorio, sullo stile dei percorsi sensoriali alla Vargas, “La peste”, tratto dal libro dell’amato, semplice e densissimo, Camus. 

Cerchio il nuovo teatro
Cerchio - il nuovo teatro

Hanno degli abiti/ grembiule, come delle divise realizzate con poca cura, Lisa e Ada, che si apprestano a trascorrere una serata tutta loro, appena un po’ ribelle, in un edificio che presto avrebbero dovuto lasciare. D’altri tempi le canzoni d’atmosfera, “Saran belli gli occhi neri/ Saran belli gli occhi blu/ Ma le gambe, ma le gambe/ Sono belle ancor di più…”, ultima, sulla scena finale, “Maramao perché sei morto/ pane e vin non ti mancava”, davvero brave Gabriella Carrozza e Martina Manzini a mescolare malinconia e divertimento: “Le palline dell’albero” - testo e regia dello stesso Mascitelli - evoca un’atmosfera natalizia dove il piacere di ridere, scherzare, lascia intravedere insicurezze, paure. E c’è anche qualcosa di non detto tra loro. Come mai? Già: perché una di loro un tempo era sta scelta per l’adozione. In quella notte si saprà di più in un racconto dalle sfumature grottesche, un po’ folli. Il teatro stracolmo, grande divertimento per i bambini, uno spettacolo per famiglie di cui è poi bello parlare ancora insieme. 

Cerchio LA PESTE
“La peste”, drammaturgia e regia di Mario Mascitelli

“I flagelli, invero, sono una cosa comune, ma si crede difficilmente ai flagelli quando ti piombano sulla testa. Nel mondo ci sono state, in egual numero, pestilenze e guerre; e tuttavia pestilenze e guerre colgono gli uomini sempre impreparati”: così si legge in Camus, parole che motivano i dubbi, le incertezze del dottor Rieux, parole che vengono riproposte per “La peste” del Cerchio, solo che ora, dopo la pandemia, creano nuovi echi rispetto alla prima edizione, e successive riproposte,  come tutto in questo lavoro che si sviluppa per tappe, l’ingresso uno spettatore alla volta che incontra via via diversi personaggi. La consapevolezza della morte vicina. Non ci saranno più giusti e peccatori? La moria dei topi da raccogliere in gran numero. Un altro senso la parola futuro: anche l’amore? Il vaccino ancora in via sperimentale. “Anche noi medici non sappiamo come comportarci”. L’incubo del contagio. “Sì, le giornate erano monotone, ma erano belle”, la nostalgia di quanto si sente perduto, forse per sempre, “Io rivoglio la vita di prima!”… Bravi gli attori del TDC Studio,Gabriella Carrozza, Mario Aroldi, Chiara Casoli, Martina Manzini, Silvia Santospirito, Anna Lisa Cornelli, Loredana Scianna, Silvia Nisci, Pier Federici, Alfredo Biondolillo, Giorgio Cossu, Alessandro Glorioso, Giampiero Aceto, Davide Pellecchia, Anna Ventriglia, una prova complessa, recitare avendo i singoli spettatori/ protagonisti così vicini, a tratti anche a contatto: perché via via, passando da una stanza all’altra anche chi ascolta acquista per qualche istante un particolare ruolo nella trama narrativa. “Quando in una città prende dimora la peste le forme di vita normale crollano”, scrive Artaud nel paragonare tale morbo al teatro, capace di sconvolgere l’individuo, costringendolo a interrogarsi sul senso di ogni cosa, scelte e sentimenti. Un lavoro notevole per intelligenza, coinvolgimento e teatralità, l’ultimo incontro con una donna incinta che mescola disperazione e folle speranza. E’ quest’ultima figura ad aprire la porta, a invitare chi aveva attraversato quella città appestata ad allontanarsi, a mettersi in salvo. Formidabile!

“Le palline dell’albero”
testo e regia di Mario Mascitelli
con: Gabriella Carrozza e Martina Manzini
Produzione: Teatro del Cerchio

“La peste”
da: Albert Camus
drammaturgia e regia di Mario Mascitelli
con: Gabriella Carrozza, Mario Aroldi, Chiara Casoli, Martina Manzini, Silvia Santospirito, Anna Lisa Cornelli, Loredana Scianna, Silvia Nisci, Pier Federici, Alfredo Biondolillo, Giorgio Cossu, Alessandro Glorioso, Giampiero Aceto, Davide Pellecchia, Anna Ventriglia.
Produzione: Teatro del Cerchio

Ultima modifica il Martedì, 26 Dicembre 2023 13:45

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