domenica, 27 settembre, 2020
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ARMONIE D’ARTE FESTIVAL 2020 - "MARTHA ARGERICH PROJECT". -di Marco Ranaldi

Martha Argerich Martha Argerich

ARMONIE D’ARTE FESTIVAL
25 agosto

PARCO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI SCOLACIUM
SEZIONE PRINCIPALE “Lungo le Rotte”
MARTHA ARGERICH project
MARTHA ARGERICH piano
THEODOSIA NTOKOU piano
ANNIE DUTOIT- ARGERICH voce narrante
QUARTETTO D’ARCHI DELLA SCALA
Francesco Manara violino
Daniele Pascoletti violino
Simonide Braconi viola
Massimo Polidori violoncello

Dmitry Shostakovich – Concertino for 2 pianoforti in La Minore Op. 94
Martha Argerich e Theodosia Ntokou – Piano
Maurice Ravel – Ma mère l’Oye versione per pianoforte a 4 mani
Martha Argerich, Theodosia Ntokou Piano
Annie Dutoit Argerich Voce recitante

Zygmunt Noskowski – Quartetto in Re Minore, Op.8
Theodosia Ntokou/Piano & Quartetto d’archi della Scala (22min)

Robert Schumann – Quintetto in Mi bemolle maggiore, Op.44
Martha Argerich Piano
Quartetto d’archi della Scala

Franz Liszt – Réminiscences de Don Juan, S.418 versione per due pianoforti
Martha Argerich e Theodosia Ntokou Piano
Annie Dutoit Argerich Voce recitante

Alice è uscita dallo specchio. Lo specchio si è rotto. Alice cerca i pezzi dello specchio. Il tempo si è fermato. Non c’è nemmeno più quell’assordante rumore che sa di idroscalo. E’ sola Alice e cerca la dimensione in cui riportare lei e lo stregatto e tutta la compagnia per poter ancora una volta avere il bagliore della perduta. Perduta cosa? E’ la domanda più difficile che Alice fa e che sa benissimo che non avrà nessuna risposta. Ora il tempo di vedere Martha Argerich è come quello di Alice, lo specchio si è rotto e il tempo si è fermato. Lei rimane perfetta nella sua dimensione fra sogno e realtà. La sua forza è talmente tanta e tale da essere come un’onda d’urto. Ma nella recherche che ognuno di noi fa della propria vita, anche la Argerich cerca quel punto in cui anche i suoni cambiano, le luci si sovrappongo e il tempo riprendere a scorrere. Lei è perfetta, nella sua presenza così importante quando suona Shostakovich che è per lei come se fosse un parente non molto lontano. Il Concertino è un breve singulto in cui il gioco dei due pianoforti (Theodosia Ntokou l’altro pianoforte) è talmente evidente che non c’è bisogno di nessun commento. La conduzione dei rimandi polifonici, della struttura bachiana è talmente sincera che si comprende quello che è ancora la Argerich che senza altre dimensioni a due affronta il Quintetto di Schumann, complici il quartetto d’archi della Scala, come se tutto dovesse ancora succedere. E’ bravissima nel riuscire a ricordare a chi la ascolta la perfezione e la magnificenza dell’autore che lei ama molto. D’altronde sia Shostakovich che Schumann avevano in comune un vissuto assolutamente fatto di tragica profondità. Tragicità che per un lieve momento viene sovvertita dalla magica potenza onirica del Ma Mere di Ravel, dove l’incontro fra Alice e il suo alter ego è avvenuto. L’opera di Ravel a quattro mani (Theodosia Ntokou le altre due mani) è flusso imperfetto di quello che era allora la modernità armonica. La dolcezza amara di Ravel è senza dubbio il miglior modo per ritornare a recuperare i vetri e il tempo perduto. La Argerich ha l’essenza della vita stessa in un continuum che sorride ancora a chi sa cogliere quel sorriso e strappa dalle mani quell’applauso che sai bene non essere più quello del tempo perduto. E forse dopo d’allora Alice saprà comprendere cosa c’è dopo lo specchio.

Marco Rinaldi

Ultima modifica il Giovedì, 27 Agosto 2020 10:00

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