sabato, 13 aprile, 2024
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AUTORITRATTO - con Renato Zero

Renato Zero in "Autoritratto" Renato Zero in "Autoritratto"

Renato Zero in
Autoritratto
Scritto, diretto e interpretato da Renato Zero
Danilo Madonia - direzione musicale, tastiere e pianoforte; 
Lorenzo Poli - basso; 
Lele Melotti - batteria; 
Bruno Giordana - tastiere e sax; 
Rosario Jermano - percussioni; 
Giorgio Cocilovo - chitarre; 
Fabrizio Leo - chitarre; 
Stefano Bergamaschi – tromba; 
Emanuele Feliciani - tromba; 
Elisabetta Mattei - trombone; 
Fabio Tullio – sax; 
Coro: Silvia Aprile, Serena Caporale, Serena Carta Mantilla, Andrea D'Alessio, Antonio Granato, Frankie Lovecchio, Yuri Magliolo, Marica Ranno, Zoe Ranno, Riccardo Rinaudo
Orchestra Piemme Project coordinata dal primo violino Prisca Amori; 
Arrangiamenti a cura del M° Alterisio Paoletti e del M° Adriano Pennino. 
Scenografia a cura di Igor Ronchese e Gigi Maresca. 
Light design di Francesco De Cave. 
Visual affidati alla direzione di Younuts! (Antonio Usbergo e Niccolò Celaia).
Roma – Palazzo dello Sport 13-14-16-17-20-21-23-24 marzo 2024

www.Sipario.it, 18 marzo 2024

“Storie da vendere finché ne vuoi/ intere pagine riempirei”, recita uno dei brani simbolo di Renato Zero, fra i suoi più belli: Figaro, il suo testamento poetico, una dichiarazione d’intenti esposta senza mezze misure. E di progetto in progetto, il nostro celebre e amatissimo cantautore di mezze misure pare volerne sempre più fare a meno. Come si può evincere dal suo ultimo spettacolo: Autoritratto, in scena al Palazzo dello Sport di Roma, che in ogni data ha registrato una serie di “tutto esaurito”.

Rispetto al precedente tour – Zero a Zero –, dove l’artista e la persona di tutti i giorni si confrontavano in modo schietto senza più rimandare l’appuntamento, in Autoritratto Zero vuole tracciare un bilancio di sé, acquisire una visione prospettica per comprendere le possibilità d’innovazione e di creazione che gli riserverà il futuro. Un guardarsi allo specchio dunque, che è anche allo stesso tempo un guardare al mondo in cui si vive e del quale Renato Zero non ama certe peculiarità. Su tutte: i social, diventati pervasivi al punto da non avere più rispetto della sfera privata delle persone con le quali si entra in contatto (famose o no); il livellamento delle singole diversità a favore di una omologazione caratterizzata da pochi e banali tratti distintivi; non considerare, da parte dei giovani artisti così come in ogni attività professionale, il proprio talento, conoscerlo a fondo per esprimerlo al meglio delle singole possibilità di ciascuno.

Renato Zero non fa prediche, ma si racconta mettendo in mostra la propria unicità, notando quanto la sua creatività, oggi come allora quando era agli inizi, sia un atto sì poetico ma rivoluzionario proprio perché non si è mai piegata a logiche di convenienza e di mercato.

Messaggi di una certa importanza, che il cantautore esprime facendo ricorso nel concerto a un repertorio meno frequentato nei suoi recenti spettacoli ma composto da brani raffinati e profondi: a cominciare da Il ritorno, che apre il concerto, per proseguire con Salvami (arricchito da una nuova inedita strofa), Sciopero, Sosia, Vive chi vive (mai interpretata dal vivo dai tempi di Amore dopo amore del 1998) per citarne alcuni fra i tanti. Grande spazio viene dato ai brani estrapolati dal suo ultimo album, Autoritratto: Quel bellissimo niente (inedito di apertura dei concerti al Circo Massimo e riproposto in versione abbreviata rispetto a 070), Vita, Non ti cambierei, Cuori liberi e così via.

E in occasione di questo suo esame fatto davanti e con il suo pubblico, Renato Zero mostra una meravigliosa padronanza del palco. Entra in scena all’inizio del ritornello de Il ritorno con passo deciso, sicuro, energico. Per tutta la durata dello spettacolo (più di tre ore), Zero non si risparmia: balla e canta con una voce potente, limpida e ben sostenuta.

Perché come dice nella sua Figaro: “Prendi quello che ti servirà/ del mio cuore il battito migliore”, Renato Zero ama offrire il meglio di sé.

E con questo Autoritratto, ancora una volta, ci è riuscito. 

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Lunedì, 18 Marzo 2024 05:22

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