lunedì, 26 ottobre, 2020
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BIANCA - regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco

"Bianca", regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco "Bianca", regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco

ideazione e regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco
Compagnia Civilleri / Lo Sicco
con Manuela Lo Sicco, Filippo Farina e Simona Malato
scenografia Cesare Inzerillo
musiche Gianni Gebbia e Giovanni Verga
in scena al Teatro Libero di Palermo, in collaborazione con TMO, Palermo dal 17 al 19 settembre 2020

www.Sipario.it, 21 setembre 2020

Bianca: viaggio negli inferi dell’anima tra emozione e corpo

Si apre in “luce” la stagione autunnale del Teatro Libero di Palermo che ha proposto come apripista la pièce “Bianca”, ideazione e regia Sabino Civilleri e Manuela Lo Sicco.
Bianca (Manuela Lo Sicco) appare al pubblico arroccata su una montagna malferma di seggiole che saranno per tutto lo spettacolo recinto e contenimento di un caleidoscopio di sentimenti che, via via, usciranno imponendo di essere ascoltati.
“Popolata è la solitudine di strani fiori…” dice l’unica voce, fuori campo, che racconta di Bianca mentre è il corpo, in un movimento verticale di simbolica ascesa caratterizzata dalla melanconia, che esprime la solitudine, la paura per la vecchiaia, la sofferenza e, non ultima, la mancanza d’amore.
Ad accompagnare Bianca in questo viaggio catartico - potremmo dire - due personaggi, nelle toccanti interpretazioni di Simona Malato e Filippo Farina, che via via diventano familiari.
Escono da cassetti rotanti, geniale trovata scenica che è metafora efficacissima della manifestazione dei mostri dell’anima, questi due maître della scena e spingono Bianca al confronto con se stessa, negli “angoli” della sua vita, creando situazioni e atmosfere intime dove la geometria dello spazio scenico, gli oggetti e la luce diventano strumenti indispensabili per un racconto intimo e allo stesso tempo estremamente fisico.
Manuela Lo Sicco veicola molto bene l’anima di Bianca che è muta, smarrita e attraversa mondi sterminati alla ricerca della sua identità di donna, condizione primaria, che le permetterà di generare l’unica parola vera in risposta alla tanta sofferenza.
In un continuo rincorrersi, tra danze di abiti coloratissimi senza corpi e momenti più statici di riflessione - accompagnati e ben sorretti dalle musiche di Gianni Gebbia e Giovanni Verga - Bianca riprende il bandolo dell’esistenza, senza sapere cosa sarà il futuro. Ma adesso senza paura.
Buio in sala per lo spettatore: di sottofondo sonorità di una serena vita quotidiana, carezza per un tormento affrontato e che ha dato i suoi frutti. Ciò che resta sulla scena, di nuovo illuminata, è quella palla color di luce che sempre Bianca ha portato con sé e che adesso è il futuro.
Il pubblico in sala, ben distanziato, applaude.

Rosa Guttilla

Ultima modifica il Mercoledì, 23 Settembre 2020 16:35

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