lunedì, 24 febbraio, 2020
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COSÌ PARLÒ BELLAVISTA – regia Geppy Gleijeses

"Così parlò Bellavista", regia Geppy Gleijeses "Così parlò Bellavista", regia Geppy Gleijeses

adattamento teatrale e regia di Geppy Gleijeses
dal film e dal romanzo di Luciano De Crescenzo
Interpreti: Geppy Gleijeses, Marisa Laurito, Benedetto Casillo, Nunzia Schiano,
Salvatore Misticone, Vittorio Ciorcalo, Patrizia Capuano, Gianluca Ferrato, Elisabetta Mirra,
Gregorio De Paola, Agostino Pannone Adriano Falivene, Brunella De Feudis

Scene: Roberto Crea. Costumi: Gabriella Campagna
Luci: Luigi Ascione. Musiche: Claudio Mattone
Produzione: Gitiesse Artisti riuniti e Best Live
Teatro Vittorio Emanuele di Messina 10-11-12 gennaio 2020

www.Sipario.it, 15 gennaio 2020

Perché un romanzo di successo come Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo che ha venduto una cosa come 25 milioni di copie, cui ha fatto seguito nel 1984 un film col medesimo titolo con la collaborazione di Riccardo Pazzaglia deve diventare pure uno spettacolo teatrale? A rispondere è lo stesso Geppy Gleijeses, adattatore, produttore, regista e interprete del personaggio del titolo: “C’era un solo modo limpido e affascinante per portarlo in teatro. Distaccarsi dal film e creare un’opera autonoma, specificamente teatrale”. Ma non mi pare che Gleijeses abbia rispettato questo assunto perché nella sua trasposizione teatrale affiorano entrambe le fonti, di cui mi piace subito riportare un pensiero denso di poesia, quasi partorito dalla mente poetica di Salvatore Di Giacomo, che riguarda le case dei quartieri popolari di Napoli sventolanti di colorata biancheria stesa da un balcone all’altro, immaginando che il Padreterno volendo portarsene in cielo soltanto una, si accorgerebbe con meraviglia che lentamente tutte le altre case rimarrebbero incollate una all’altra comprese le corde, i panni e la canzone ‘e femmene e allucche ‘e guagliune”. Sia pure impegnato in altri spettacoli (Filumena Marturano di Eduardo, Il piacere dell’onestà di Pirandello, Le cinque rose di Jennifer di Ruccello e la regia di Le sorelle Materassi di Palazzeschi) Gleijeses non si è fatto sfuggire l’occasione d’interpretare il personaggio di Bellavista pure al Vittorio Emanuele di Messina. Un professore di filosofia in pensione che, servendosi d’una carta geografica piatta del nostro pianeta, passa il tempo ad esporre le sue teorie nel cortile del Palazzo dello Spagnolo dove abita, ricreato da Roberto Crea come nel film, vera location dell’intero spettacolo. C’è il tavolo dei pomodori santificato dalla garrula Marisa Laurito, la trattoria, il negozio di arredi sacri, il banco del Lotto, lo spazzino, il signore col cavalluccio rosso (Vittorio Ciorcalo) e i discepoli de cenacolo composto dal vice sostituto portiere Salvatore (Benedetto Casillo), dal tassista Saverio (Vittorio Ciocalo) e dal poetastro Luigino (Gino De Luca). Singolari le teorie di Bellavista che distingue l’umanità in «uomini d'amore», come i napoletani che amano lavarsi nella vasca da bagno e «uomini di libertà», come i milanesi che invece preferiscono la doccia. A mettere in agitazione la tranquilla vita di questo spaccato antropologico vesuviano è l’arrivo del dirigente milanese Cazzaniga dell’Alfasud (Gianluca Ferrato). La sua presenza infatti tutta precisina, non solo sugli orari, è accolta dai condomini con estrema diffidenza, finché un incontro fortuito nell’ascensore guasto del palazzo mette a confronto Bellavista e Cazzaniga. Il primo scoprirà che il secondo non ha una mentalità meneghina e che grazie ad un suo cognato procurerà un posto di lavoro al Nord per Giorgio (personaggio interpretato nel film dallo stesso Gleijeses), genero disoccupato di Bellavista che ha ingravidato la figlia Patrizia, al punto che la coppia si trasferirà a Milano. Bellavista e Cazzaniga discuteranno quindi su dove sia meglio far nascere il bambino, se a Napoli o Milano. Lo spettacolo vive di scenette garbate ma superficiali che mettono a confronto due filosofie di vita in due realtà diverse del nostro Paese, un modo di allungare quella fila di epigoni della commedia all’italiana condita di nonsense e situazioni scontate, a volte soporifere, a tratti con alcune risate e poi nulla di più. Un’ultima notazione: De Crescenzo è morto a Napoli il 18 luglio dell’anno scorso a 90 anni, senza aver potuto vedere il 26 settembre, due mesi e otto giorni dopo, la prima nazionale al San Carlo di Napoli del suo romanzo più famoso.   

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 15 Gennaio 2020 09:18

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