domenica, 31 maggio, 2020
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DRACULA - regia Sergio Rubini

Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini in "Dracula", regia Foto Filippo Manzini Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini in "Dracula", regia Foto Filippo Manzini

di Abraham Stoker
Adattamento teatrale di Carla Cavalluzzi e Sergio Rubini
Interpreti: Luigi Lo Cascio e Sergio Rubini, Geno Diana,
Margherita Laterza, Lorenzo Lavia, Roberto Salemi
Regia: Sergio Rubini
Regista collaboratore: Gisella Gobbi. Scene Gregorio Botta
Costumi: Chiara Aversano. Musiche: Giuseppe Vadalà
Progetto sonoro: G.U.P. Alcaro. Luci: Tommaso Toscano
Produzione: Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo in coproduzione con Fondazione Teatro.
Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina dal 6 all’8 dicembre 2019

www.Sipario.it, 7 dicembre 2019

Il conte Dracula fa parte ormai dell’immaginario collettivo. Un personaggio immortalato dallo scrittore irlandese Abraham Stoker (1847-1912), cui Tod Browning (lo stesso regista di Freaks) attinge per il suo omonimo film del 1931 unitamente alla versione teatrale di Hamilton Deane, interpretato da un Bela Lugosi che, come ricorderanno i frequentatori dei Cineforum, digrignava la bocca, spalancava troppo enfaticamente gli occhi mentre la sua cupa ombra si stagliava lungo le scale e le pareti del suo castello. Quello di Stoker certamente è uno dei più conosciuti romanzi della tradizione gotica del terrore nella letteratura inglese ed europea in generale e il suo Dracula, come si ricorderà, fu ripreso anni prima (nel 1922) da Friedrich Wilhelm Murnau col nome di Nosferatu, eine synphonie des grauens, interprete Max Schreck, e in anni più recenti (nel 1979) è stato realizzato un remake del film di Murnau titolato Nosferatu, il principe della notte  prodotto, scritto e diretto da Werner Herzog con la faccia indimenticabile di  Klaus Kinski. È doveroso tuttavia ricordare il film Dracula il vampiro diretto nel 1958 da Terence Fisher, vestito con grande successo da un perfetto Christopher Lee, prestato poi in ben altre sei pellicole manierate a indossare i panni del “non-morto”.  E non vorrei dimenticare Francis Ford Coppola che nel suo film vengono descritte con chiarezza le origini di Dracula diventato vampiro dopo aver rinnegato Dio a causa della morte dell'amata moglie, che nel romanzo di Stoker tutto ciò rimane avvolto nel mistero. Sorvoliamo infine su quella sfilza di pellicole più recenti sul tema dei vampiri interpretati da giovani biondi, belli, ricchi e palestrati e prendiamo in esame il Dracula di Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio che ha inaugurato la nuova stagione teatrale del Vittorio Emanuele, dopo essere entrambi transitati lo scorso anno con Delitto e castigo di Dostoevskij. Il testo è un adattamento di Carla Cavalluzzi e di Rubini che cura la regia e interpreta pure il Prof. Van Helsing (uno psichiatra di scuola freudiana ante-litteram che ama far parlare i suoi paziente sotto ipnosi), mentre Lo Cascio si perde fra le montagne innevate della Transilvania - che abbiamo imparato essere terra di lupi e di vampiri - nel ruolo dell’avvocato Jonathan Harker con la mission di recarsi in quelle gelide lande per curare l’acquisto di un appartamento a Londra effettuato da un nobile del luogo, appunto il conte Dracula di Geno Diana che parla una lingua strana, forse un romeno maccheronico, le cui sue apparizioni in stretti calzoni e larga camicia bianca somigliano a quelle d’un Falstaff che insegue le comari di Windsor o a un masochista che tagliandosi il petto con un coltello si fa succhiare il sangue da Mina. La scena di Gregorio Botta non brilla certo per bellezza ma è solo funzionale a ciò che accade sul palco, dove si notano sulla sinistra una serie di capannelli agghindati con lenzuoli bianchi, buoni a richiamare l’idea d’un manicomio, dì un convento o d’un treno in corsa, al centro una serie di teli scuri che vengono sparati verso l’alto quando le atmosfere diventano orrorifiche, mentre sul lato destro staziona una specola lignea su due piani buona ad avvistare gente che arriva o essere sede del dottor Seward (Roberto Salemi) in perfetta sintonia col collega Van Helsing. Immagine quasi sempre presente è la Mina di Margherita Laterza, moglie devota (sino ad un certo punto) di Harker, anche lei concupita, sedotta, vampirizzata e poi guarita dopo che a quel nobilastro chiuso in una cassa da morto verrà piantato un paletto di legno nel cuore e mozzato il capo di netto. Di tanto in tanto, tra spaventosi effetti sonori, appare il folle e sbraitante Renfield di Lorenzo Lavia che ingurgita voracemente insetti d’ogni tipo, anche lui schiavizzato dal solito Dracula cui niente possono fare le terapie dei due luminari. Alla fine ho capito perché lo spettacolo non mi è piaciuto: manca la suspense, mancano gli effetti splatter – immaginate cosa può diventare un nuovo Dracula nelle mani di Quentin Tarantino? – sono assenti le tre mogli del vampiro che in modo lascivo girano intorno ad Harker, mancano le orge di sesso di sangue e di morte, non ci sono pipistrelli ma c’è quasi sempre un’atmosfera buia, lugubre, tendente al soporifero  – il racconto gotico lo si rende pure con architetture dell’arco a sesto acuto e vetrate colorate – e rimane il viaggio notturno verso l’ignoto,  un viaggio interiore d’un giovane avvocato che tutto sommato alla fine gli va pure bene visto che la moglie è guarita e che può uscire di scena con lei che spinge una carrozzina per bebè, mentre da un uscio centrale vengono espulse con violenza centinaia di fogli bianchi: forse il romanzo di Stoker. Sono bravi Lo Cascio e Rubini, lo dimostrano ciò che hanno fatto in passato e mi piacerebbe vederli ancora insieme magari in una delle tante centinaia di storie che conosce Rubini, pugliese di Grumo Appula (alcune diventate dei film) e riproporle sulla scena con una regia non di stampo cinematografico, come questo Dracula, ma tornando ad una trentina d’anni fa, quando lo intervistai per la rivista Ridotto, al tempo in cui spopolava con American buffalo di David Mamet e La stazione di  Umberto Marino. Il pubblico del Vittorio Emanuele, generoso come sempre, dopo due ore ha applaudito lo spettacolo, recitato ahimè! con i microfoni, certamente per la pessima acustica del teatro cui non è stato possibile sinora risolvere il problema.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 09 Dicembre 2019 09:28

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