martedì, 23 luglio, 2024
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MOBY DICK - interprete e regista Alessandro Preziosi

“Moby Dick”, interprete e regista Alessandro Preziosi. Foto Luigi Cerati “Moby Dick”, interprete e regista Alessandro Preziosi. Foto Luigi Cerati

Un viaggio nelle Profondità dell’Animo Umano    
di Herman Melville
Adattamento drammaturgico di Tommaso Mattei
Interprete e regista Alessandro Preziosi
Musiche dal vivo di Paky Di Maio (Live Electronics)
Produzione Pato srl.
Borgio Verezzi, Piazza S. Agostino, 5 -6 luglio 2024

www.Sipario.it, 7 luglio 2024

La 58esima edizione del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, diretto artisticamente dall’attore e regista Maximilian Nisi, classe 1970, diplomatosi nel 1993 alla scuola del Teatro d’Europa, diretta da  Strehler, quest’anno si articolerà in 24 sere, dal 5 luglio al 14 agosto, proponendo tredici spettacoli, di cui undici prime nazionali. La manifestazione è imperniata in questa stagione sulla domanda “Essere o apparire?”

Il primo spettacolo  è Moby Dick, lettura-monologo  dell’attore e regista napoletano Alessandro Preziosi, classe 1973, che legge e interpreta, indossando un pantalone di colore scuro e una camicia e una giacca bianca, alcuni brani di uno dei capolavori della letteratura statunitense, nel sapiente adattamento di Tommaso Mattei, architetto con solide esperienze nel mondo dello spettacolo. Mattei ha fondato nel 2005, con Aldo Allegretti e lo stesso Preziosi, la compagnia Khora. A tale  realtà  si deve tra l’altro la produzione dei fortunati adattamenti e traduzioni teatrali del Cyrano di Rostand e del Don Giovanni di Molière. La pregevole performance di Preziosi, della durata di 1 ora e 25 minuti, è resa ancora più emozionante dalle musiche elettroniche eseguite dal vivo da Paky Di Maio.  Il tappeto musicale del musicista aggiunge una dimensione magica  allo spettacolo. Il reading ha debuttato con successo nel giugno 2018 di fronte alla cattedrale di San Matteo a Salerno. Per la messa in scena del  festival di Verezzi è stato ampliato, adattandolo in maniera funzionale al palco, dal quale gli interpreti vedono il mare.  In effetti il mare, oltre ad essere uno dei luoghi in cui si esprimono imprevedibilità e avventura, è una metafora che rende bene la mutevolezza dell’animo umano. L’oceano descritto dallo scrittore statunitense è tangibile, a più riprese, sulle tavole del palcoscenico, coinvolgendo il pubblico, che viene coinvolto nell’evento facendogli  avvertire  gli spruzzi delle onde sul viso e il  soffio del vento nel cielo stellato. Sulla scena, volutamente spoglia, sono collocati  a sinistra del pubblico la consolle, sulla quale il musicista muove le sue agili mani, al centro sta un microfono a stelo con il leggio, su cui vi sono i fogli del copione.

Attore con una lunga militanza televisiva e cinematografica, Alessandro Preziosi si rivela interprete poliedrico e maturo. Con bravura impersona i personaggi che parlano, nella scelta di brani  che Mattei ha tratto dal Moby Dick di Herman Melville (1819-1891), libro di quasi 600 pagine, scritto nel 1851 e pubblicato per la prima volta in Italia dalla torinese Frassinelli nel 1932, nella bella traduzione di Cesare Pavese. L’attore rende inizialmente la voce roca del capitano Achab, alla caccia ostinata della balena bianca, che in passato con un colpo di coda l’ha mutilato d’una gamba. Il personaggio ha il nome di un re che ha regnato su Israele dall’875 all’852 a. C., è un ribelle che si spinge oltre i limiti consentiti. Secondo l’interpretazione finora prevalente del libro, il viaggio di Achab ricerca le ragioni ultime dell’essere e del mondo, a prezzo anche di affetti, patria e vita stessa. Egli vuole trovare l’origine del male, di cui scorge dappertutto i segni. Preziosi rende, subito dopo, anche la voce pacata di Ismaele, il giovane marinaio imbarcatosi sulla baleniera Pequod. La interpretazione dell’attore oscilla pertanto tra la lettura delle memorie di Ismaele, narratore onnisciente  del romanzo,  il monologo ossessivo del capitano Achab e quelle di altri personaggi. La balena bianca, che farà morire tutti, con l’unica eccezione di Ismaele, è  secondo la lettura corrente, il simbolo del male, della forza brutale della natura, del destino e del dramma della vita umana.  Ma  le cose non stanno  così. A quanto si legge nella accurata nota dell’Ufficio stampa del festival, lo spettatore è accompagnato in “un viaggio fino agli abissi dell’animo umano, aiutandolo a decifrare il labirinto di avventure, simboli e filosofie che ne hanno fatto un moderno mito”. Lo spettacolo proposto è quindi molto diverso dall’Ulisse e la balena bianca, interpretato in poco più di tre ore da Vittorio Gassman  e da altri ventitré  attori. Al pari di questo, lo spettacolo allestito in prima mondiale dallo Stabile di Genova il 6  luglio 1992, è un eccellente esempio di drammaturgia derivata.

La nuova versione, intelligentemente liofilizzata da Tommaso Mattei, evidenzia un aspetto sinora poco indagato del volume di Melville, vale a dire l’invito ad andare avanti anche quando ogni senso del vivere appare oramai smarrito. Significativamente le battute finali recitate da Preziosi rivelano che l’epilogo del romanzo contiene  un chiaro messaggio di speranza.

L’intento della pregevole lettura di Preziosi è quella di far cogliere al pubblico la pendolarità della condizione umana, tra rimpianto e struggimento. In molti momenti la rappresentazione prende il pubblico, che compie in assoluto silenzio un emozionante viaggio nelle profondità dell’animo umano.

Applaudito a più riprese, lo spettacolo si segnala per varie ragioni: il rigore dei tempi teatrali, la vocalità e la gestualità mai sopra le righe, dell’attore; le musiche di Paky Di Maio che creano magiche sonorità, in grado di interpretare le battute volta a volta dette da Preziosi; gli effetti creati dalla macchina della nebbia e dalle luci colorate al led. Tutto evidenzia che dal romanzo di  Melville è possibile  far nascere  uno spettacolo di intense emozioni, e insieme un suggestivo percorso filosofico che ci fa scoprire i complessi livelli di significato dell’opera. Moby Dick non è un mero racconto di avventure, ma semmai un’esplorazione profonda dell’animo umano e delle sfide a cui tutti siamo chiamati in vari momenti dell’esistenza, a misurarci con la consapevolezza che il male non è invincibile. Di qui l’invito ad andare sempre avanti e altrove. Anche per tali ragioni, lo spettacolo esalta la potenza della parola, offrendo nel contempo un’originale interpretazione del libro, che è considerato una Bibbia del mare. Lo spettacolo fa emergere le molte relazioni dell’essere umano con il mare, rivelandosi in grado di far uscire l’anima dal corpo. I numerosi e attenti spettatori riservano calorosi applausi anche alla scelta dell’adattatore di far concludere la performace di Alessandro Preziosi con la lettura delle poetiche riflessioni del cantautore e polistrumentista Vinicio Capossela. 

Roberto Trovato

Ultima modifica il Martedì, 09 Luglio 2024 21:54

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