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POUR UN OUI OU POUR UN NON - regia Pierluigi Pizzi

"Pour un oui ou pour un non", regia Pierluigi Pizzi "Pour un oui ou pour un non", regia Pierluigi Pizzi

di Nathalie Serraute
Regia, scene e costumi di Pierluigi Pizzi
Interpreti: Umberto Orsini e Franco Branciaroli
Produzione: Compagnia Orsini e Teatro degli Incamminati,
Teatro Verga Stabile di Catania dal 15 al 20 febbraio 2022

www.Sipario.it, 16 febbraio 2022

Ad apertura di sipario gli spettatori del Teatro Verga hanno davanti un salone-studio con un divano rosso al centro, un tavolo dietro con una bella lampada bianca da design e dietro ancora tre alte e bianche librerie guarnite con bianchi involucri somiglianti a dei libri, mentre sul lato sinistro è evidente una finestra con serranda, un impianto stereo Brionvega degli anni ‘70/’80 e un paio di poltrone anche queste da design. Giunge in scena Franco Branciaroli vestito di nero compreso il lungo cappotto e trova Umberto Orsini, anche lui blouson noir, mentre sta alzandosi dal divano dov’era prima disteso. Dalle prime battute si capisce che i due sono amici da vecchia data e che non si vedono da molto tempo per delle espressioni pronunciate da B. apparentemente di poco conto, che sono state male interpretate da O. D’ora in avanti citerò i due protagonisti con le iniziali dei loro cognomi visto che nel testo di Nathalie Serraute Pour un oui ou pour un non (1982) messo in scena in bello stile da Pierluigi Pizzi (sua pure la scenografia e i costumi) non sono indicati i loro nomi. Le prime schermaglie nascono quando O. rievoca un suo piccolo successo con una nuance di vanità, il cui commento di B. è stato solo “Ah! Bene”. Un’interiezione che secondo il tono con cui viene pronunciata può significare sorpresa, sarcasmo, umiliazione, sufficienza ma anche gioia. Certamente qualcosa che O. ha percepito con un significato negativo al punto da parlarne adesso per una ventina di minuti. Stai a capire perché O. al tempo dell’episodio abbia incassato il colpo e non abbia cercato di parlarne con B. invitandolo a chiarire cosa volesse dire veramente. Aveva piuttosto O. interpellato amici e conoscenti per raccogliere pareri rincarando la dose di rancore. Nel corso degli anni una querelle di poco conto si era ingigantita arrivando a creare una spaccatura tra i due, riportandoli adesso a tentare di chiarire. Le parole, si sa, possono essere pesanti come macigni e possono ferire più di un’arma da fuoco. Il filosofo Wittgenstein aveva suddiviso le parole in sane e malate: le prime appartengono al mondo dello sport e sono quelle che in genere non ti fanno pensare: le seconde invece, come amore, odio, speranza etc…sono quelle che non riesci mai a definire e ti fanno stare male. Adesso sono lì O. e B. a scrivere sul muro-lavagna laterale parole come “Degnazione” o “Geloso”, interrogandosi sulle ragioni della loro separazione, scoprendo che sono stati i silenzi tra le parole dette e soprattutto le ambiguità dei toni a deformare i lori significati, distanti da quelli veri e reali. Ogni suono di parola può essere interpretato diversamente dalla disposizione d’animo di chi l’ascolta. E dunque “per un si o per un no” è una quisquilia, un nonnulla che può cambiare tutto e provocare lacerazioni profonde, ferite insanabili. Tenta un paio di volte B. ad andare via indossando il suo cappotto, ma rimane poi incollato in quel salotto, avvicinandosi a quella finestra assieme ad O. che alza gli avvolgibili dicendo che “la vita è fuori da quella finestra”, ricevendo per contro il commento di B. che “la vita è anche quella che stanno vivendo insieme in quel momento”, esibendosi poi in piccoli passi di danza, complice il suono d’una fisarmonica che sale su in quella stanza. C’è un finale a sorpresa che gradirei non riferire, invitando tanti di voi che leggerete questo pezzo ad andare al Teatro, sia pure con la mascherina, assistere ad una breve pièce di 60 minuti che vi farà riflettere e divertire e vedere all’opera due formidabili attori quali sono Umberto Orsini che a quasi 88 anni mantiene un’allure giovanile e una voce inconfondibile e Franco Branciaroli anche lui prossimo ai 75 anni, nonostante i capelli più radi è sempre un piacere vederlo in scena e variare toni e suoni della voce. E parlando ancora di età mi piace dire che la Serraute è vissuta lungo tutto il Novecento dal 1900 al 1999 e che Pizzi è prossino ai 94 anni.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 16 Febbraio 2022 23:42

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