sabato, 26 settembre, 2020
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INTERVISTA a LEOLUCA ORLANDO - di Mario Mattia Giorgetti

Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando

Intervista al Sindaco di Palermo Leoluca Orlando di Mario Mattia Giorgetti

Sipario, storica rivista italiana di spettacolo fondata nel 1946, intende dedicare un numero speciale ai teatri di Palermo con lo scopo di valorizzarne la storia e l'impatto socio-culturale, la tradizione, l'importanza culturale e al tempo stesso raccogliere la documentazione inerente l’origine, la struttura, la vita e le vicende di tutti i teatri cittadini per custodirne la memoria e fornire una guida nazionale a chi volesse conoscere la mappa di teatri della città. Quale primo cittadino lei trova opportuna questa iniziativa di dare corpo alle realtà culturali e farne memoria? Cosa ne pensa?
Credo che il teatro sia, in qualche modo termometro del cambiamento della cifra culturale di una città. Potremmo parlare dei tanti teatri di questa città ma prima voglio ricordare che nel 2001 mi è stato conferito il Premio Puškin a San Pietroburgo con una Laudatio curata da Dodin, il quale sosteneva che negli anni ’90 avevamo contribuito a fare di Palermo una città del teatro. Un riconoscimento, questo, che mi ha spinto ad interrogarmi se ne sono degno: credo che Palermo non sia ancora del tutto una città del teatro. Palermo è una città di teatri, ma lo sforzo dell'amministrazione comunale è di fare in modo che l’attività teatrale possa essere elemento qualificante della città.
Palermo è diventata, grazie al Teatro Massimo e non solo, città della lirica e lo è diventata grazie a numerose manifestazioni.
Ricordo, inoltre, l'ospitalità di “Manifesta”, la grande biennale internazionale di arte che ha portato Palermo a diventare certamente una città delle arti figurative.
Palermo è città della musica, grazie al Conservatorio, grazie all’Orchestra Sinfonica Siciliana, grazie al Brass Group.
Palermo è in cammino per essere ma non è ancora, come vorrei, la città del teatro. Credo che il compito del teatro stabile, il teatro che vive sostanzialmente a più diretto contatto con le istituzioni pubbliche, sia quello di essere riferimento per costruire la città del teatro. A Palermo vantiamo di tantissimi teatri; il più antico è il Teatro Santa Cecilia, risalente a 450 anni fa, quando l’attività teatrale esce dai palazzi nobiliari e si rende fruibile da tutti i cittadini. A conferma di ciò venne costruito il Teatro Santa Cecilia nel centro storico di Palermo che fu teatro fintanto che non venne travolto dalla concorrenza di mercato dei tanti teatri sorti in città nell'epoca liberty. Penso al Teatro Biondo, penso al Teatro Bellini, penso al Teatro Finocchiaro, penso a quei tanti teatri che furono l’espressione di un'imprenditoria illuminata che riteneva necessario creare un collegamento tra la dimensione economica e la dimensione artistica, tra la dimensione culturale e la dimensione economica e questo evidentemente “inflazionò” sostanzialmente il mercato e il teatro Santa Cecilia chiuse e fu utilizzato per una fine ingloriosa, un deposito di materiale ferroso.
Molti anni fa, da sindaco di Palermo, ho promosso, grazie anche all’intervento regionale e a fondi europei, la riapertura di questo teatro che oggi è sede del Brass Group: una delle eccellenze che fa di Palermo la città del jazz. Il Brass Group è tra i pochi gruppi musicali jazz del mondo che ha due sedi prestigiose, una è collocata nei locali della Chiesa dello Spasimo, una chiesa tardo gotica che ospita questa straordinaria band, nonché straordinaria scuola, l’altra è il Teatro Santa Cecilia interamente ristrutturato con sobrietà ma con modernità e innovazione.
Fra gli altri teatri ricordo il Teatro Biondo, il Teatro Bellini e il Teatro Politeama che nasce per una pluralità di manifestazioni spettacolari dal vivo, ivi compresi anche gli spettacoli equestri e i concerti.
Al Teatro Biondo ho chiesto, come sindaco della città, di fungere da interlocutore con i numerosi teatri della città. Il messaggio è stato raccolto a tal punto che oggi abbiamo un'associazione dei teatri privati che è interlocutrice unica nei confronti dell'amministrazione comunale; un'interlocuzione che consente all’amministrazione di intervenire, anche finanziariamente, a sostegno di queste strutture in maniera razionale. In tal modo, anche il Teatro Biondo dialoga non con i singoli teatri ma con il sistema che rappresenta i teatri privati. Teatri che vanno sostenuti, poiché se il teatro privato non è sostenuto si crea una condizione di ingiusta competizione tra il teatro finanziato interamente dal pubblico e il teatro che si affida alle iniziative del privato gestore e ciò senza il giusto rilievo alla qualità della produzione dei Teatri privati.

A quanto ammonta il budget dedicato alle attività teatrali della città e quali sono i criteri con cui sono elargiti i contributi ad ogni teatro riconosciuto come servizio pubblico dal Comune di Palermo? 

Nonostante i noti problemi finanziari delle amministrazioni comunali la Città di Palermo assegna risorse annuali e triennali a due categorie di Teatri: il Biondo e il Massimo da una parte e l’Associazione dei Teatri privati dall’altra. A curare tali rapporti è l’assessore alle CulturE.
Palermo è infatti l'unica città al mondo a non avere un assessore alla cultura. Abbiamo l'assessore alle culturE, al plurale, e il primo assessore che ho nominato con tale nuova dizione/missione è un palermitano nato a Nazareth, musulmano e palestinese. Questo per lanciare il messaggio di una città che è punto di incontro ed è città accogliente, una città che ha il privilegio di avere un assessore alle culturE, come pure l'orgoglio e privilegio di avere come Direttore stabile dell'orchestra del Teatro Massimo Omer Meir Wellber, israeliano ed ebreo, straordinario direttore musicale non soltanto del Teatro Massimo ma anche direttore dell'orchestra della BBC a Londra.
Credo che sia questo il segno ulteriore della disponibilità della città ad essere un punto d'incontro ma anche ad essere quella che Abraham Yehoshua ha definito “la Bruxelles del Mediterraneo”.
Quarant’anni fa Bruxelles era sicuramente una capitale, ma era una città di provincia, oggi è ancora capitale di uno Stato ma è anche capitale dell’Europa. Anche noi vorremmo essere una città significativa di un Mediterraneo che per noi non è un mare che divide, ma è un continente di acqua che unisce.
Rifiutiamo la parola inaccettabile “euro-mediterraneo” poiché i miei amici africani si chiedono per quale ragione dovremmo utilizzare la parola “euro-mediterraneo” e non “afro-mediterraneo”, perché “euro-mediterraneo” e non “asiatico-mediterraneo”? La nostra dimensione è condizionata da questa visione, i nostri comportamenti, le nostre scelte culturali, le nostre linee d’azione sono interamente condizionate da questa grande visione che fa della mobilità, tutte le forme di mobilità, lo strumento di cambiamento più forte. Che Palermo possa essere un luogo dove tutti si sentano a casa.
Quando qualcuno mi chiede quanti migranti ci sono a Palermo io rispondo: nessuno! Chi viene a Palermo è palermitano! Mi dispiace doverglielo dire ma lei, per mia decisione, fintanto che resta a Palermo è palermitano.

Quali parametri richiede il Comune ad ogni singolo teatro che riceve il vostro contributo? 

Le fornisco una risposta parziale poiché è opportuno che lei abbia dei dati precisi. Noi seguiamo un criterio: il contributo è elargito ai teatri che hanno un proprio cartellone, quindi non è destinato a chi affitta i teatri; è necessario che siano teatri che abbiano un programma di attività, che siano riconosciuti come tali dalla normativa nazionale vigente. Il teatro deve essere teatro con tutte le condizioni inevitabili di agibilità e di idoneità che sono previste. Chiediamo, inoltre, che siano teatri che adottano lo sbigliettamento, quindi teatri che affrontano i problemi dell'offerta e della domanda culturale. Altra linea di azione riguarda il sostegno di altri spettacoli dal vivo… che fanno teatro… senza…teatro.

Non esiste una politica che consente di difendere i talenti artistici della città in modo tali che essi possano rimanere a Palermo? 

Oggi il fenomeno che investe gli attori è non avere un punto di riferimento, viaggiano da una città all’altra. Un Comune dovrebbe offrire stanzialità agli attori…
Qui occorre effettuare una distinzione dal momento che sono tre gli aspetti da considerare. Un aspetto riguarda la promozione delle eccellenze palermitane alle quali dedichiamo particolare attenzione. Penso, ad esempio, al teatro di Licata, al teatro di Scaldati, al teatro di Perriera che hanno beneficiato di interventi mirati: lo spazio Licata, uno spazio dedicato a Michele Perriera uno spazio teatrale ai cantieri culturali della Zisa, iniziative che sono volte in qualche modo a ricordare e a fare memoria di tali eccellenze palermitane. Ovviamente tra queste eccellenze annovero anche il teatro di figura, il teatro popolare, Pietro Fudduni e Beppe Schiera per citare personaggi distanti l'uno dall'altro anche per secoli ma che hanno in qualche modo “teatralizzato” in termini artistici popolari, la vita dei palermitani.
Il secondo aspetto riguarda la formazione dei giovani: presso il Teatro Biondo opera Emma Dante che ha una sua scuola, così come tanti altri privati che hanno le loro scuole.
Infine il terzo aspetto riguarda la mobilità. Personalmente credo che se uno vuole divenire un’eccellenza nel settore dell'idraulica, ah dimenticavo anche nel settore del teatro, deve andarsene per poi tornare con una marcia in più. Quando i giovani terminano i loro studi io li spingo ad andar via, in tutti settori, a dispetto di chi vorrebbe trascorrere tutti gli anni successivi al conseguimento dei titoli di studi di base prendendo l’aperitivo o il caffè nei baretti della Città, per non staccarsi da amici e parenti, costoro sono condannati a diventare “anime morte”. È fondamentale che qualcuno vada via; non a caso moltissimi giovani della mia famiglia sono andati via e non a caso qualcuno è tornato e qualcuno no. Chi è tornato è tornato con una marcia in più perché ha conosciuto un altro mondo, ha conosciuto altre esperienze e ciò vale in tutti i settori, dal settore idraulico al settore musicale. Penso che sia questo il senso fondamentale dell’attuale approccio dell’amministrazione comunale: esaltare la mobilità nella realtà concreta.

Quali sono gli autori emergenti che inorgogliscono la città?
Guardi questo elenco è un elenco crescente, tanto per quanto riguarda gli attori quanto per quanto riguarda gli autori che spesso nascono come autori letterari e poi diventano soggetti di rappresentazione scenica. Potrei citare tantissimi nomi, è evidente che non voglio fare un elenco che sarebbe incompleto, se cito alcuni cognomi trascuro altri… a conferma della ricchezza di presenze teatrali a Palermo.

Palermo e la scena internazionale. Quali prospettive?
Abbiamo un programma di iniziative internazionali ricchissimo. Sono tra i cofondatori e copresidenti del Global Parliament of Mayors, il Parlamento Mondiale dei Sindaci, che ha sede a L’Aia e coinvolge tanti sindaci: da Stoccolma a Montpellier, da Rotterdam ad Amsterdam, da Bristol a Nijmegen, da Smirne ad Antalya, da Varsavia a Città del Capo. Questo Parlamento si riunisce ogni anno, l’anno scorso si è tenuto a Durban in Sudafrica, due anni fa a Bristol e tre anni fa a Stavanger in Norvegia, che è stata capitale della cultura, quest’anno in ottobre si dovrebbe tenere a Palermo.
Da poco ho ricevuto il Freedom from Fear Award, il premio che viene dato in ricordo di Roosevelt, l’unico Presidente eletto quattro volte negli Stati Uniti d’America in ragione della guerra che nel ‘41 e nel ‘45 spinse a non tenere le elezioni presidenziali. Franklin Roosevelt era di origine olandese, la sua famiglia tra il nome dal “campo di rose”, probabilmente i suoi antenati erano mercanti di tulipani e di fiori.
Il 6 gennaio del 1941 egli tenne il famoso discorso “The Four Freedoms Speech” - preambolo della Dichiarazione delle Nazioni Unite - e citò alcune libertà: fede, parola, libertà dal bisogno e libertà dalla paura. Ogni anno viene conferito questo premio della libertà dalla paura, un anno a Middelburg - città olandese di origine della famiglia Roosevelt - un anno a New York dove egli com’è noto fu anche Governatore prima di diventare il Presidente degli Stati Uniti d'America. Perché dico questo? Perché è radicalmente cambiata la percezione di Palermo grazie ad una visione che alimenta il cammino di rinnovamento culturale che trova conferma e stimolo nella realtà teatrale.

Mario Mattia Giorgetti

Ultima modifica il Domenica, 13 Settembre 2020 11:38

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