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Sinopsi testi

Sinopsi testi (105)

Martedì, 04 Dicembre 2018
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WET FLOOR
di Fabio Pisano

Oggi se non leggi i giornali sei disinformato, se invece li leggi sei informato male; […] Una delle conseguenze della troppa informazione è il bisogno di arrivare primi, non importa più dire la verità, quindi qual è la responsabilità di un giornalista? Dire la verità. Non solo arrivare per primi, ma dire la verità.

WET FLOOR è uno spettacolo nato dalla riflessione di Denzel Washington sul giornalismo di oggi. Arrivare primi. Non conta la verità.  Fabio Pisano dà vita ad uno testo in cui protagonista è l’attuale nuova “guerra” dei media d’informazione che si divide il campo tra realtà e verità. In scena, Antimo Casertano e Sergio Del Prete. Di cosa si ha bisogno, oggi? Di conoscere la realtà, o la verità? Realtà e verità nel mondo contemporaneo sono concetti molto distanti. Il testo è rapido, tagliente, con colpi di scena a dir poco grotteschi; la regia invece conduce lo spettatori su diversi “piani visivi”; c’è il piano “reale” e quello “virtuale”. 

Sinossi

Un uomo, Ruth è intento a pulire i pavimenti, un tizio, Ben, giornalista, è intento a scrivere al cellulare. Inizia una conversazione tra i due; Ben deve andare via, deve andare in redazione per lavorare sulla presunta notizia di un sequestro di quattro giornalisti da parte di un tipo sconosciuto. Ma il pavimento è bagnato. Ruth ha devotamente lavato il pavimento e non tollera che il giornalista passi prima che si sia asciugato. Ben ha fretta, ma Ruth è inamovibile.  La conversazione lentamente assume toni sempre più “ambigui”, fino a diventare un sequestro. L’uomo delle pulizie è in realtà il sequestratore di giornalisti. Lega Ben alla struttura usata per lavare i pavimenti, e mette in atto il sequestro. Come ce l’ha lui in mente. Il suo obiettivo è punire la realtà che lo circonda, una realtà che – mediante l’azione sempre più “avventata” e approssimativa dei giornalisti – gli hanno condizionato la vita. Il sequestro è prima un “fatto” a due, diviene poi pubblico; su una piattaforma web infatti, il sequestratore tenta di mettere a pubblico ludibrio il giornalista, ma succede qualcosa di inaspettato. I commenti live diventano violenti, inneggiano alla morte del giornalista, al suo assassinio. Reazioni che neanche il sequestratore si aspetta, diventano a loro volta protagoniste dello spettacolo. Fuori il palazzo, intanto, si annidano le forze speciali pronte a fare irruzione contro il sequestratore. Sovrastano le intenzioni del sequestratore. Sovrastano la sua verità. La sua verità di fronte la realtà in cui lui stesso ha volontariamente deciso di metter piede, si dissolve, passa in secondo piano. Ancora una volta. 

Martedì, 04 Dicembre 2018
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GUERRA MONDIALE E GUERRETTA METROPOLITANA
di Violetta Chiarini

Guerra mondiale e guerretta metropolitana - due malepiante, una sola radice - si compone di due parti precedute da un prologo. La vicenda della prima parte, drammatica, ha come protagonisti due giovani coniugi e si svolge durante la Seconda Guerra Mondiale, in un pomeriggio dell’autunno 1943. E’ ambientata nella villetta di campagna della coppia, in un paesino dell’Umbria, sito in una zona dove sono presenti nazisti, fascisti e partigiani. Giuseppina e Arturo stanno costruendo un nascondiglio all’interno della casa, per mettere al riparo gli oggetti di valore materiale ed affettivo. I due si amano appassionatamente, ma ci sarà un colpo di scena finale, che non viene svelato in anticipo allo spettatore. Nella seconda parte, comico-amarognola, quasi un affresco satirico della Roma 1997, troviamo Caterina, belloccia di età indefinita, oriunda campagnola, serva di scena e balia asciutta di un’ attrice cantante. Caterina si troverà immersa nella vita stressante e violenta della Città Eterna, alle prese con l’annoso problema del traffico, che costringe a una sorta di battaglia quotidiana – in cui non mancano insulti, prevaricazioni, risse e scontri di vario genere – per riuscire a circolare nelle strade della Capitale. La scrittura di questa seconda parte del testo è un recupero di antichi linguaggi osco-umbro-sabelli, con attenta ricerca di espressioni e dovizia di invenzioni idiomatiche, per valorizzare le parlate locali, alimento dell’italiano, che vanno scomparendo a causa della standardizzazione e dell’impoverimento della lingua. Sul piano formale le due parti hanno in comune il fatto di essere dei monologhi particolari, cioè ricchi di personaggi, i più disparati, che vengono immaginati ed evocati dal solo personaggio presente fisicamente sulla scena che con essi dialoga e interagisce, facendoli vivere. Sul piano dei contenuti, poi, il discorso delle due parti dello spettacolo è unico. Infatti, la matrice della piccola guerra metropolitana è la stessa della guerra su più vasta scala: entrambe derivano dall’incapacità di vivere in armonia, di creare la pace. Sia la guerretta che la guerra nascono nel cuore dell’essere umano ed è lì che deve avvenire il cambiamento, la vera rivoluzione, per costruire un mondo senza guerre di nessun genere. Il testo, dunque, è pervaso da un afflato pacifista, non nel senso corrente, cioè retorico, astratto e, tutto sommato, convenzionale, ma nel senso di suggerimenti concreti - attraverso l’evento scenico, quindi sempre in chiave teatrale e non didascalica - di azioni e comportamenti etici atti a costruire la pace vera, prima di tutto col disarmo interiore di ciascuno. Gli antichi Romani dicevano: ”Si vis pacem, para bellum!”, oggi dobbiamo dire: ”Si vis pacem, para pacem!”

Martedì, 04 Dicembre 2018
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CARO BUIO
di Paolo Bensi

Caro Buio è un Atto Unico, in forma di Monologo, che esplora gli abissi della cecità, il cosmo oscuro di chi non ha mai visto. Proprio per questo Caro Buio prevede che tutto il teatro, sala e palcoscenico, sprofondi nel Buio, in modo da restituire anche al pubblico la dimensione incerta e spiazzante del non poter vedere. Perciò chi recita è solo una voce, La Voce. Caro Buio vi chiede di immergervi in un Buio d'inchiostro, un Buio che incatrami tutto il vostro universo, dentro e fuori di voi. E allora...come scorre il tempo nel Buio? E che ne è dello spazio? Come si modificano le dimensioni del vivere nel Buio? Esploriamo insieme un mondo senza immagini, privo di volti, di sguardi, di espressioni; un mondo privo persino della propria immagine, della propria ombra, della propria identità. Innamorarsi dell'altro senza averlo mai visto. Cosa si prova a partorire e a crescere un figlio senza vederne il blu dell'iride? E cosa è il blu per chi non vede? Cosa sono i colori? E come arrivano i suoni, le parole, la voce di Shakespeare o di Brecht, le note di Mozart, nel Buio? Che ne è della bellezza, nel Buio? Ma Caro Buio desidera sporgersi oltre, affacciarsi sul baratro d'una cecità più complessa e sottile, la cecità dell'anima, il Buio pungente, osceno di chi si rifiuta di vedere l'altro, di chi si chiude, per paura, negando il diverso che è in noi, o quanto da noi è diverso. E allora, lasciamoci accompagnare nel Buio, in questo Buio profetico, in un Buio fertile che svela differenze, dentro quel Buio che unisce, che affratella, un Buio gemello della Luce.

Martedì, 04 Dicembre 2018
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SUMMERTIME
di Lorenzo Praticò

Summertime racconta la pulsante confessione di una drag queen molto particolare. Una performance, il rientro in camerino, i ricordi affiorano e si mescolano al presente. E con i ricordi arrivano le domande, a volte sottintese. A che punto è la sua vita? Cos’è la sua arte? Qual è la sua passione? Passione intesa come sofferenza, percorso di redenzione, ma anche come sentimento intenso, bruciante. Il protagonista, o forse sarebbe meglio dire la protagonista, offre al pubblico la possibilità di ripercorrere il cammino, emotivo e spirituale, che nel presente drammaturgico lo/la trova di fronte ad uno specchio. E proprio quello specchio, che non esiste, scruta nella sua anima e la porta fuori. Dolorosa e calda, come la voce di Janis Joplin che canta la Summertime che dà il nome alla pièce. Alla fine della musica, tolta la parrucca e le paillettes, la domanda è: chi c’è sotto il trucco?

Martedì, 04 Dicembre 2018
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LA RAGAZZA DELLO SWING
di Fabrizio Meini

luoghi dell’anima, quelli veri, sono quelli che porti con te, ovunque tu vada, perché lì rimangono attaccati per sempre. I luoghi dell’anima sono quelli dove ciascuno di noi ha lasciato piccoli stracci, brandelli della propria vita. Rosa, originaria di un paese della provincia pisana, ha 78 anni. Obbligata ad emigrare con la sua famiglia nel 1944 per sfuggire agli orrori della guerra e cercare una nuova vita altrove, Rosa ritorna al suo vero luogo dell’anima, il suo paese natale, dopo più di 50 anni. Ci racconta una storia di persone semplici e di vita vissuta, dove i suoi ricordi si dipanano tra la miseria della povera gente e la musica americana ascoltata clandestinamente alla radio, tra la prepotenza fascista e gli ideali della lotta partigiana. Quegli anni sono ormai lontani, ma il cuore di Rosa batte ancora, da tutta la vita, per quella sensazione di una “umida carezza sulle labbra” e il desiderio di un bacio, un bacio “…un po’ maleducato…” che il suo amore di un tempo, se ora fosse lì con lei, le darebbe “…per aiutarla a respirare… e un altro ancora… per morirci dentro”.
Nota al testo
Il monologo è ambientato in un paese del pisano, alla fine del secolo scorso. Il testo contiene molte parole ed espressioni tipiche del parlato toscano, come ad esempio il troncamento delle desinenze dei verbi all’infinito, diffusissimo in tutte le province (prènde per prendere, anda’ per andare, ecc.), oppure la contrazione e modificazione fonetica dei pronomi possessivi (su’ per suo, mi’ per mio o mia, ecc.) o del numero cardinale due (nel parlato du’), o della negazione non (nel parlato ‘un). Alcune declinazioni dei verbi e la loro ortografia potrebbero talvolta far pensare ad errori ortografici o grammaticali, ma in realtà sono modi tipici di esprimersi del parlato comune toscano.
 
I luoghi geografici citati sono realmente esistenti così come i sono reali i riferimenti storici. Il personaggio di Rosa invece, e tutti gli altri citati nel suo racconto, sono frutto di pura fantasia dell’autore. I cognomi utilizzati sono molto ricorrenti nella zona del pecciolese e della Valdera in genere, ma nel monologo non c’è alcun riferimento a persone realmente esistite e/o a fatti realmente accaduti.

Mercoledì, 27 Giugno 2018
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PROCESSO A SUSANNA STRIP
di Mariaraffaella Lanzara

Cosa può spingere una bella, giovane allieva del Liceo “Primo Asiner”, figlia di un noto deputato, a mostrare in aula le proprie fattezze…. agli sguardi divertiti ed increduli dei compagni? Vanità, spudoratezza o profondo sconforto? Certo è che l’episodio sconvolge la vita familiare e mette a nudo lo spaccato di una società dove egoismi, infedeltà e corruzione dominano ormai incontrastati. Si alternano così, a ritmo incessante, scene di esilarante comicità a volte anche grottesche e performances di profonda umanità. Tuttavia, dal fondo delle debolezze e delle inevitabili miserie, emerge il fiore della speranza ed alla fine lo spettatore si domanderà a quale generazione toccherà il testimone della fiducia e del ritorno ai valori inconfutabili della nostra esistenza ! Nel sorriso e nella risata scivola questo specchio della vita odierna ed attuale dove cultura, scuola, famiglia e costumi sono messi alla berlina, lasciando però quel filo di speranza che è la molla della vita e dell’amore.

Mercoledì, 27 Giugno 2018
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DI CHE SEGNO SEI?
Commedia brillante in due atti
di Mariaraffaella Lanzara

Una gustosa satira di costume particolarmente attuale e viva nei suoi riflessi umani e sociali. Socrate, un esperto ed affermato psicanalista, sollecitato dai suoi amici, si traveste da maga per aiutare Cecilia ad uscire dall’influenza di un “Mago Citrino” onnipresente nella sua vita familiare. Davanti a lei si alternano, così, personaggi che rappresentano il lato comico e ridicolo dell’umanità con tutti i suoi limiti, le debolezze, le manie tipiche della vita quotidiana. Lo psicanalista riesce a dimostrare e non solo a Cecilia, che la chiromanzia e l’astrologia non sono che un piccolo riflesso della psicanalisi. Ognuno può trovare la serenità e l’equilibrio dell’”io”, fidando soltanto sulle proprie forze, sui propri entusiasmi e non sulla credulità effimera ed illusoria della magia.

Mercoledì, 14 Marzo 2018
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PICNIC CON LA GRAMMATICA
di Fabio Sicari

La scena si rappresenta in un boschetto, con alberelli a forma di punti esclamativi e interrogativi, con rami e foglie e frutti costituiti di parole con doppio plurale o con doppio modo di scrivere e segni grafici (segni di punteggiatura, segni diacritici e altri segni tipografici), che rinviano ai primissimi fondamenti della grammatica italiana. Con questa commedia, Alfa e Beto, due giovani persone innamorate l’una dell’altro, a dirla tutta anche simpaticamente dispettosi, cercano di dare del tu ad alcuni semplici rudimenti della grammatica italiana. Senza volersi in alcun modo sostituirsi alle regole che s’imparano a scuola e sui testi scolastici, Alfa e Beto s’intrattengono in una goliardica scampagnata, durante la quale giocano con i suoni delle parole e con qualche piccolo precetto della lingua italiana. Lo scopo di questo particolarissimo picnic – se proprio gliene vogliamo trovare uno – è quello di avvicinarsi alle norme, a volte imbalsamate e atemporali, con lo spirito moderno: l’unica regola sempre giusta è il rispetto per le regole che cambiano.

Mercoledì, 28 Febbraio 2018
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GENGIS KAHN, NASCOSTA IN PIENA VISTA
di Patrizia Monaco

Trama: Il breve dramma – a lieto fine – si ispira alla storia vera della campionessa pakistana di squash, Maria Toorpakai Wazir, che fino all'adolescenza si è dovuta travestire da maschio per poter praticare gli sport ma soprattutto per vivere una vita piena. Una volta rivelata la sua identità è stata condannata a morte dai talebani. Aiutata a fuggire dalla sua eccezionale famiglia, tuttora in Pakistan, Maria Wazir vive attualmente in Canada. Oltre a occupare un'alta posizione nella classifica mondiale dello squash, ha fondato un'organizzazione per sostenere i diritti delle donne oppresse.

Finalista al Premio “In punta di penna” 2017 .

Mercoledì, 28 Febbraio 2018
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ATARGATIS, TRAGICOMMEDIA MEDITERRANEA
di Patrizia Monaco

Maggio 2015 – Le truppe dell'Isis entrano a Palmyra e nella furia iconoclasta abbattono la statua di ATARGATIS, dea siriana, prima raffigurazione di una sirena. ATARGATIS appiedata, si fa per dire, inizierà un viaggio avventuroso che, nell'intento di salvare almeno un migrante siriano, la porterà ad attraversare il mare Mediterraneo fino alla Liguria. Con l'aiuto di Nettuno, suo segreto spasimante, e Plutone riuscirà nel doppio intento di salvare la sua coppia di protetti e castigare con la pena del contrappasso i politici xenofobi che infestano la regione in cui abita l'autrice. Maggio 2016 – A Palmyra, riconquistata, risuonano le note di Bach fra i templi distrutti.

Targa Poggiani - Premio Calcante 2016. SIAD, Società Italiana Autori Drammatici.

“In un surreale intreccio di situazioni e personaggi l'Autrice immagina un incontro fra il giovane siriano Hachim distrutto dal dolore per la morte della sua amata fatta a pezzi da un gruppo di combattenti dell'Isis, e una divinità siriana - Atargatis - che, impietosita dalla sofferenza del ragazzo, lo aiuta a cercare di raggiungere l'Europa e, al tempo stesso, tenta l'impresa impossibile di riportare in vita la ragazza uccisa. … Una rivisitazione ironica e fantasiosa di alcuni dei più noti miti della letteratura occidentale (le sirene, Orfeo e don Giovanni), per parlare in modo non cronachistico del problema dei migranti e intessere una delicata storia d'amore, raccontata con sguardo apparentemente distaccato eppure capace di sincera compassione per la disperazione di chi è vittima della violenza.”

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