martedì, 17 settembre, 2019
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MEDEA - regia Giorgio Li Calzi

"Medea", regia, suono, musiche Giorgio Li Calzi "Medea", regia, suono, musiche Giorgio Li Calzi

regia, suono, musiche Giorgio Li Calzi

violoncello Manuel Zigante (Giasone)

visuals, luci, scena Massimo Violato 

figli di Medea Vincent Carruba, Matteo Verbaro

danzatori: Lisa Mariani, Viola Scaglione, Nadia Guesewell,
Flavio Ferruzzi, Hillel Perlman, Emanuele Piras

voce fuori campo: Michele Di Mauro
maschera Alessandro Albert

addestramento cinofilo Silvia Cabutti e Luca Vallino

Una coproduzione Balletto Teatro di Torino - Rivolimusica

In collaborazione con Piemonte dal Vivo
Sabato 25 maggio 2019 Lavanderia a Vapore Collegno (TO)
Prima esecuzione

www.Sipario.it, 27 maggio 2019

Il mito di Medea è potente. Irrora l'umano, con quella ferina sete di vendetta in un vorticare di emozioni e rivolgimenti della sorte, con lo sgretolamento della famiglia, la pulsione d'amore e la natura parzialmente divina o almeno non del tutto animale. Medea con la sua voce forte precede Euripide, che ne ha concretato le gesta in tragedia, ma Medea c'è, consta, a prescindere dai versi, dalle parole. E' quanto si percepisce di fronte a Medea del Balletto Teatro di Torino e Rivolimusica. Innegabile che giovi, un po', conoscere qualcosa della storia, per fruire appieno della successione delle scene, scandite, dal regista e autore delle musiche Giorgio Li Calzi, in cerchi di dantesca assonanza. Ma non è così necessario. Regale, l'incedere di Viola Scaglione-Medea in una prima camminata spalle al pubblico verso il fondale che è schermo colmo di immagini icastiche: c'è un cielo di nubi e Medea avanza verso quell'impalpabile e soffice consistenza. Medea che ha rigidezza incorporea, come di meccano da cui però traspare un fondo di immenso dolore. E' donna, è maga, è arcaica, è violenta o subisce soprusi? Medea-automa, come fosse guidata dal destino e non potesse rivendicare una propria volontà, Medea severa e crudele, nel consegnare a Glauce, colei che le carpirebbe lo sposo se vivesse, una maschera stregata, assassina. Falso dono di nozze che Medea affida, perché lo portino alla giovine, ai suoi figli piccini. Figli che Medea ucciderà per vendicare il tentato tradimento del marito Giasone, per il quale Medea aveva tradito il padre e assassinato il fratello. Giasone che qui, nei panni del violoncellista Manuel Zigante, guarda tutto come da un altro tempo. I figli sono due bambini disciplinati e padroni del ruolo, perché nel momento in cui la scena si riempie di loro il registro cambia. La danza si mescola alla narrazione gestuale, interrompe il suo flusso ipnotico, è sostituita da una cornice sorprendentemente naturale: Medea, come qualsivoglia madre, gioca con i bambini, li stringe, abbraccia, rincorre e i bimbi ruzzolano, corrono, introducono piccoli dinosauri e una pistola. Con quella Medea li annienterà. A terra resteranno i corpicini insanguinati. E a incrementare la portata selvaggia entra un cane, che ha del lupo e della belva, annusa le vittime, ma se ne va. Medea infine incontra la catarsi e, tratto dall'omonimo film di Pasolini, il finale mette tutti in pace con le danze. Pièce conturbante e catturante, sostenuta da immagini sorprendenti e incantate, a perpetuare un mito inesausto. Si confida in numerose prossime repliche.

Maura Sesia

Ultima modifica il Martedì, 28 Maggio 2019 07:59

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