martedì, 29 novembre, 2022
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PROCESSO GALILEO – regia Andrea De Rosa e Carmelo Rifici

"Processo Galileo", regia Andrea De Rosa e Carmelo Rifici. Foto Masiar Pasquali "Processo Galileo", regia Andrea De Rosa e Carmelo Rifici. Foto Masiar Pasquali

di Angela Dematté e Fabrizio Sinisi
dramaturg Simona Gonella
con Luca Lazzareschi, Milvia Marigliano, Catherine Bertoni de Laet, Giovanni Drago, Roberta Ricciardi, Isacco Venturini
progetto sonoro G.U.P. Alcaro
scene Daniele Spanò
disegno luci Pasquale Mari
costumi Margherita Baldoni
assistenti alla regia Ugo Fiore, Marcello Manzella Produzione LAC Lugano Arte e Cultura, TPE – Teatro Piemonte Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale in collaborazione con Associazione Santacristina Centro Teatrale
Teatro Astra, Torino, sabato 12 novembre 2022

www.Sipario.it, 13 novembre 2022

Al termine dei novanta minuti di Processo Galileo, inaugurazione di stagione della Fondazione Teatro Piemonte Europa da quest’anno diretta da Andrea De Rosa, si esce dalla sala fortificati nella convinzione di come a teatro la complessità non sia sempre sinonimo di poca chiarezza: intendiamoci, il progetto scritto da Angela Dematté e Fabrizio Sinisi, in collaborazione con la dramaturg Simona Gonella, e diretto da Andrea De Rosa e Carmelo Rifici, è operazione senza dubbio coraggiosa ed articolata, a partire dal numero di soggetti coinvolti nella sua realizzazione che lo rendono di per sé “numero zero” di un modello produttivo del tutto nuovo per la scena nazionale. A ciò si aggiunga la materia trattata, non tanto il resoconto degli atti processuali intentati contro lo scienziato italiano, semmai la ricostruzione diacronica, con una significativa finestra su attualità e futuro, di come una rivoluzionaria idea di scienza e di applicazione del metodo scientifico possa essersi deteriorata nel corso dei secoli: Galileo non quindi come destinatario passivo del processo, ma come autore attivo di un modello empirico basato sull’esperienza diretta, e non (Giordano Bruno docet) sul rispetto di precetti morali, etici, religiosi.
Chiarita la prospettiva di partenza, riferiamo di un allestimento di non semplice fruizione, incrocio di tre storie che vedono in scena sfilare lo scienziato e la figlia Virginia, l’allievo prediletto Benedetto al pari dell’Inquisitore, ma anche una madre e una figlia dei giorni
nostri per arrivare, nell’ultima parte, ad un giovane attivista, reincarnazione galileiana pronta ad “abiurare” con sensibilità del tutto moderna idea ed utilizzo di una scienza troppo spesso scesa a patti con il discriminato uso dell’opprimente tecnologia. Questo l’approdo finale di una navigazione che, dopo il prologo storico di testimonianze, atti processuali e carteggi, attraversa la scrittura della Demattè affidando ad una giovane ricercatrice, Angela, il compito di scavare nelle pieghe dello scienziato in una serie di domande ed interrogativi destinati a scontrarsi con il pragmatismo, a tratti anche disarmante, della di lei madre: da ultimo, nella sezione curata da Sinisi, partendo dallo storico gesto di Galileo di puntare il cannocchiale verso le stelle, ritroviamo la stessa giovane interrogarsi con approccio critico sull’invasione della tecnologia nell’universo scientifico, indagine condotta in un continuo alternarsi tra passato e presente che vivrà la sua climax nell’incontro–scontro con il giovane attivista.
Tutta questa materia è fatta vivere in scena in un insieme di immagini che Andrea De Rosa e Carmelo Rifici organizzano con rigore e disciplina ben supportati dall’applaudito cast: il Galileo di Luca Lazzareschi e l’Inquisitore/Madre di Angela di Milvia Marigliano sono assoluti protagonisti in una prova corale cui offrono il loro significativo contributo anche i giovani Catherine Bertoni de Laet, Giovanni Drago, Roberta Ricciardi ed Isacco Venturini. Processo Galileo, o forse Galileo e il suo processo alla storia, è operazione complessa ma non priva di suggestione che lascia in eredità allo spettatore l’evidente messaggio di speranza racchiuso in quel “più luce, più luce, più luce” ripetuto alla fine come un disco rotto. Quel che un tempo era stato rivoluzionario grido da più parti incompreso ed inascoltato, oggi suona tanto come ragionevole, e non meno sofferta, invocazione ad un utilizzo consapevole dell’idea di scienza.

Roberto Canavesi

Ultima modifica il Domenica, 20 Novembre 2022 09:37

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